metafisica: pedagogia: attivismo

4. L'attivismo in Francia e in Svizzera è sempre costituito dalla volontà di rendere il fanciullo protagonista della scuola.

Convinto seguace dell'Attivismo è stato il francese R. Cousinet (1882-1973) di un metodo incentrato sull'autonomia del discente nel processo di apprendimento attraverso la promozione della sua socialità. Quest'ultima non viene favorita nella scuola tradizionale che non solo scoraggia la comunicazione e la cooperazione, ma impedisce anche l'individualizzazione con una didattica corale e indifferenziata. Il metodo di lavoro per gruppi risulta il più idoneo perché consente nello stesso tempo di stimolare la mente e di sviluppare le relazioni con gli altri. L'attività di apprendimento si svolgerà così all'interno dei gruppi che gli allievi formeranno in modo spontaneo e libero, ma non fisso poiché i rapporti tra i ragazzi possono mutare nel tempo. Cousinet pensa ad una classe organizzata con una notevole quantità di materiale e strumenti didattici per consentire ad ogni gruppo di procedere autonomamente. Il lavoro, anche di tipo intellettuale, è basato principalmente sull'attività di ricerca e perciò utilizzerà dei "documenti" appositi divisi per materie. L'insegnante è a sua volta un membro del gruppo, lavoratore, ricercatore e collaboratore: dovrà informare, aiutare e orientare, ossia di creare le condizioni e le notizie utili perché l'allievo si formi da sé nell'esperienza con gli altri. I gruppi si possono formare e sciogliersi liberamente, e liberamente scegliere l'attività da esercitare dopo che l'insegnante avrà illustrato preliminarmente ciascun lavoro. Egli si porrà, come modello di ordine e comportamento, a disposizione dei gruppi, collaborando con essi nei limiti dell'aiuto richiesto. Soprattutto sarà uno che "lavora con gli altri, non chi fa lavorare gli altri".

Una forte carica innovativa viene dalle indicazioni metodologiche del francese C. Freinet (1896-1966), Occorreva dunque una "pedagogia popolare" che riconoscesse validità culturale agli interessi infantili delle classi sociali inferiori senza pretendere di esprimerli e sostituirli con gli interessi previsti dalla ricerca teorica e imposti dai programmi ufficiali. Del resto secondo Freinet la mente infantile è come un'acqua che scorre libera finché non trova un alveo in cui incanalarsi, che "va a tentoni" (procede per prove ed errori, come afferma la psicologia) finché non è indirizzata. Appunto questo è il compito della scuola: orientare e incanalare nelle strutture della cultura umana l'esperienza del bambino affinché questa trovi un arricchimento e un indirizzo adeguato. La scuola deve rispettare la spontaneità e promuovere l'attività, favorire la ricerca e la cooperazione, superare l'individualismo e riconoscere le radici della personalità individuale e comunitaria. I bambini scrivono testi liberi tanto nel contenuto che nell'occasione, sollecitati da un clima contrassegnato da intensa conversazione e da vivace e attento scambio di esperienze. Per Freinet è importante che le tecniche impegnino attivamente i soggetti e soprattutto che le attività abbiano sufficienti motivazioni in modo da conferire al processo di apprendimento il suo andamento naturale.

Un esperimento pedagogico del tutto particolare e perciò significativo, è quello condotto da A. Neill (1883-1973) Neill ritiene che il compito dell'educazione sia quello di sviluppare l'uomo nella sua integralità per renderlo capace di affrontare il mondo con la pienezza delle sue facoltà e soprattutto in modo autonomo e libero dal condizionamento di ogni autorità. Tale obiettivo viene solitamente ostacolato dalla società e dagli adulti che tendono ad imporre al bambino un modello comportamentale per lo più negatore di ciò che nella sua natura è più peculiare. Va dunque evitato ogni tipo di intervento che, inducendo o alimentando sensi di colpa, produce solo una personalità priva di autonomia e sottomessa all'autorità. Il rispetto della libertà reciproca e la pretesa di ciascuno (compreso l'educatore) a salvaguardarla da ogni violazione, sono, secondo Neill, il migliore antidoto contro i rischi opposti dell'autoritarismo e dell'anarchia. La giornata è organizzata in modo vario: alla mattina le lezioni teoriche, il primo pomeriggio è libero, mentre dalle diciassette in poi si svolgono attività pratiche di officina e di artigianato. I pasti si svolgono in comune così come i divertimenti e le altre iniziative di tipo ricreativo e culturale. Periodicamente l'assemblea della scuola, aperta a tutti e con parità di diritti, affronta democraticamente i problemi comuni con discussione e regolare votazione risolutiva.

5. Pedagogia non direttiva

L'esperienza antiautoritaria di Neill non resta un fatto isolato. Nella seconda metà del nostro secolo si hanno molteplici tentativi di pedagogia non-direttiva che sono variamente ispirate a ideologie libertarie, all'attivismo pedagogico, a progetti autogestiti, comunitari o descolarizzanti. Ciò che accomuna queste tendenze, talvolta anche molto eterogenee per obiettivi e matrice culturale, è la critica alla scuola tradizionale che viene accusata di inadeguatezza e giudicata irriformabile dall'interno. Di qui la prospettiva di un mutamento radicale sia nei metodi che nei modelli educativi e di vita con delle inevitabili implicazioni di tipo rivoluzionario sul piano sociale e politico.

Emblematico è il caso di C. Rogers (1902-1987), psicanalista e terapeuta, si convince della necessità di estendere alla pedagogia normale la sua terapia "centrata sul cliente" in seguito ad una esperienza di lavoro con giovani disadattati e asociali. Sul piano psicologico egli è convinto che ogni individuo sano e maturo tenda all'autoattualizzazione, cercando di realizzare una vita pienamente vissuta nello sviluppo completo delle proprie potenzialità e in armonia con l'ambiente. Sostenitore di una teoria della personalità di ispirazione umanistica, Rogers colloca al centro dell'individuo il "Sé", inteso come il sistema di percezioni coscienti e di valori che vengono organizzati autonomamente o indotti dall'esterno. I rapporti interpersonali sono considerati occasioni terapeutiche, ovviamente i risultati sono collegati anche al clima che si instaura con il terapeuta, che deve essere animato da fiducia nell'uomo e nella possibilità dell'individuo di affermare le sue potenzialità positive liberandosi dagli schemi rigidi impostigli, e il cui comportamento occorre che sia improntato a sincerità e autenticità, oltreché libero da tutti i pregiudizi che impediscono un criterio autonomo di valutazione e di responsabilità. Come si diceva, Rogers estende la sua terapia centrata sul cliente ai processi educativi dei ragazzi normali, trasformandola in una pedagogia della non direttività. Si tratta di sostituire ad un apprendimento insignificante e imposto dall'esterno, un altro significativo che nasce dall'esperienza e dai processi vitali profondi dell'individuo, e che, comportando una partecipazione globale della personalità di quest'ultimo, si qualifica come automotivato e autovalutato. Naturalmente si presuppone che la persona sia naturalmente interessata ad apprendere e in grado di vincere le resistenze interne verso ogni apprendimento significativo. Solo un apprendimento significativo comporta quella disponibilità della persona a cambiare per rispondere positivamente alla esigenze di adattamento che imposte dalle contingenze dell'esperienza contemporanea. E' necessaria una pedagogia non direttiva nel senso che non deve essere il maestro a cambiare l'alunno, ma è quest'ultimo che si cambia mentre apprende. Poiché il pilastro del lavoro scolastico consiste nell'apprendimento e non nell'insegnamento, il docente interviene solo su loro richiesta ed esclusivamente al fine di facilitare il raggiungimento dei loro risultati.

Una proposta di pedagogia alternativa viene dal brasiliano P. Freire (1921-viv.), fondatore del Movimento brasiliano di educazione popolare e autore del famoso "Pedagogia degli oppressi".. "Ecco il grande compito umanista e storico degli oppressi: liberare se stessi e i loro oppressori". L'educazione alternativa è invece fondata sul dialogo, secondo il modello socratico: qui infatti si verifica il superamento del dualismo educatore-educato in quanto entrambi diventano co-autori e soggetti dello stesso processo in cui crescono e si formano insieme. Inoltre nel dialogo, che è fondato sull'amore e sulla fiducia, l'autorità ha valore solo se si pone al servizio della libertà, prospettando una visione della realtà come mutamento e sviluppo attuato dagli uomini che vogliono diventare padroni del proprio destino. Il dialogo dovrà in primo luogo definire i contenuti programmatici dell'educazione: i giovani affronteranno il tema più rilevante per loro, quello della realtà attuale e della sua problematizzazione, proprio attraverso la costruzione del curricolo e del programma, che diventerà così uno strumento indispensabile per rendere la propria azione più significativa e incisiva.

Fortemente critico e polemico verso la società contemporanea industrializzata e le sue istituzioni culturali è anche I. Illich (1926-), fondatore nel 1961 del Centro interculturale di documentazione di Cuernavaca in Messico. Leader del movimento di "descolarizzazione", ha dedicato all'educazione due scritti fondamentali "Descolarizzare la società" (1971) e "Distruggere la scuola" (1972). Occorre sostituire alle aule e algli ambienti scolastici tradizionali strutture aperte: luoghi appositi per l'apprendimento formale (biblioteche, laboratori ecc.) e per l'apprendimento diretto tramite l'esperienza (botteghe, fabbriche ecc.).; iniziative e strumenti per mettere in contatto chi insegna e chi desidera imparare, anche per poter effettuare scambi di competenze; libera socializzazione mediante la formazione di gruppi di lavoro; creazione di un "annuario degli educatori" per la scelta degli esperti di cui avvalersi in base ai propri bisogni

Un originale rapporto tra educazione non-direttiva e nuove tecnologie è proposto da S. Papert (1928-viv.), Papert sostiene che la scuola tende a negare la naturalità dell'apprendimento attraverso l'imposizione di programmi rigidi e di schematismi che non recepiscono e non accolgono le motivazioni e i bisogni culturali del discente. Normalmente le persone risolvono i propri problemi in modo pratico, escogitando di volta in volta le soluzioni attraverso tentativi di cui valutano gli effetti e i risultati (Papert concepisce la conoscenza come un processo di costruzione). Dato questo modello di apprendimento come costruzione individualizzata, la scuola può trasformarsi in istituzioni sostanzialmente autonome e direttamente gestite dai cittadini, collegate tra loro da reti telematiche per evitare il rischio di isolazionismo e frammentazione.

Negli anni seguenti la seconda guerra mondiale don Z. Saltini (1900-1981) fonda nel Grossetano la comunità di Nomadelfia ("dove la fratellanza è legge") al cui interno si creano delle strutture famigliari di circa dieci giovani (per lo più abbandonati, sbandati, orfani, minorati) affidati a coppie sposate o a "mamme di vocazione". Si tratta del progetto di un sistema sociale basato sulla democrazia diretta e sullo spirito evangelico, con comunanza dei beni e del lavoro. La comunità procederà ad una propria autogestione, dandosi una propria costituzione e un sistema di strutture di servizio autonome. Essa è innanzitutto una famiglia aperta per tutti i giovani bisognosi (i "figli dell'abbandono"), che esercita nella sua interezza una educazione globale, "una paternità e una maternità in solido", in qualunque momento, in qualunque contesto, per qualsiasi figlio della comunità. I figli vengono considerati di tutti e la famiglia si fonde e si identifica con l'intera comunità, che, almeno in origine, si proponeva anche come fattore di cambiamento sociale verso l'esterno.

Analogo l'itinerario pedagogico di don L. Milani (1923-1967), che dopo aver fondato a San Donato, presso Prato, una scuola popolare per emarginati e operai, viene trasferito a Barbiana nel Mugello dove trasforma la parrocchia in scuola per i figli dei contadini per lo più respinti da quella pubblica. Da questa esperienza nasce la famosa "Lettera a una professoressa", frutto di una stesura collettiva da parte di tutti i ragazzi della scuola. Anche in don Milani problematica sociale e istanza evangelica si connettono strettamente: non si può intendere la Parola di Dio senza pieno possesso del linguaggio con la sua riserva di valori e sentimenti; tuttavia la scuola, che dovrebbe rendere accessibile questa ricchezza, esclude i poveri malgrado il dettato costituzionale la sancisca come diritto di tutti. La suola pubblica è di fatto organizzata, con chiaro criterio classista, per i ceti dominanti che già possiedono, insieme con i mezzi economici, anche la cultura con cui tenere in posizione subalterna operai e contadini. Per questo la Scuola di Barbiana, se da un lato cerca di fornire ai montanari del Mugello gli strumenti intellettuali per essere a pieno titolo cittadini, dall'altro non intende adeguare i giovani ai valori borghesi ma vuole salvaguardarne l'identità culturale con un'educazione civile e non confessionale in vista della costruzione di una società più giusta, secondo l'insegnamento evangelico che indica nella povertà la sede di valori da difendere. Poiché "non si possono fare parti uguali tra diseguali", la scuola popolare sarà del tutto specifica, dei e per i poveri, senza le pretese ideologicamente mistificanti di essere per tutti. La scuola di Barbiana non è formalistica e disimpegnata; essa mira anzitutto alla coscientizzazione: dunque è dura, senza ricreazione né giochi. Don Milani è leader direttivo e indiscusso ma anche padre dei suoi ragazzi cui vuole evitare le bocciature ed emarginazione: il suo amore è severo e non esclude le punizioni corporali pur di ottenere da loro il massimo impegno. Egli è convinto dell'importanza essenziale della lingua come strumento di comunicazione e quindi anche di relazione sociale. Le classi dominanti detengono il potere perché, disponendo di una lingua più ricca, controllano, insieme con la comunicazione, il potere. Pertanto anche i poveri, se vogliono emanciparsi, devono padroneggiarla. Barbiana si caratterizza dunque per una didattica della lingua che valorizza la funzione espressiva in tutte le sue componenti in vista di una comprensione critica e obiettiva della realtà storica e sociale in cui si vive. Per la scrittura si privilegia una forma comunicativa semplice e diretta ("si scrive come si parla") per evitare qualsiasi caduta retorica finalizzata all'inganno e all'occultamento della verità. Quando si tratta di comporre un testo, questo viene scelto, organizzato e steso collettivamente: per la sua "ripulitura", si procede mediante discussione cercando di eliminare tutti gli aspetti inutili che ne limitano la comprensione (anche la "Lettera" è stata scritta in questo modo: sembra di una persona sola, invece è di tutti). Sotto l'aspetto metodologico, don Milani si fonda sull'esperienza diretta della classe e dell'ambiente, sull'ideale comunitario, sulla creazione di gruppi di attività, sul lavoro. A Barbiana non ci sono voti, promozioni o bocciature; non ci sono classi e ognuno procede secondo tempi, ritmi e interessi individuali; si pratica il mutuo insegnamento. Gran parte della "Lettera" è dedicata alla polemica contro la selezione scolastica, condotta secondo criteri classisti: la scuola si dimostra incapace di fornire un servizio per tutti e attribuisce la colpa ai ragazzi, o incapaci o svogliati, non considerandone i condizionamenti economici e sociali degli ambienti famigliari di provenienza (per cui è come "un ospedale che cura i sani e respinge i malati"), per cui ci si contenta "di controllare quello che riesce da sé per cause estranee alla scuola". Da Barbiana giunge allora la proposta di "tre riforme: 1) non bocciare; 2) a quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno; 3) agli svogliati basta dargli uno scopo". Quest'ultimo "bisogna che sia onesto. Grande. Che non presupponga nel ragazzo null'altro che d'essere uomo. Cioè che vada bene per credenti e atei. (..) Il fine giusto è dedicarsi al prossimo ..Non è più il tempo delle elemosine ma delle scelte. Contro i classisti, contro la fame, l'analfabetismo, il razzismo, le guerre coloniali". Anche per don Milani la scuola deve essere veicolo di riforma etica delle coscienze e di rivoluzione sociale. Aspetti pedagogici dell'ambiente(don L. Milani) La continuità della scuola con l'ambiente è garanzia di successo…“è ingiusto far parti uguali tra disuguali” (don L. Milani) occorre dar di più, in sede educativa, proprio a chi ha avuto meno. I ragazzi socialmente favoriti traggono maggior profitto dalla scuola e ne sono maggiormente gratificati; gli altri stentano a stare al passo e rimangono frustrati, sono lasciati alla deriva. La scuola non deve cadere in questo inganno circolare, essa ha il compito di favorire lo sviluppo delle capacità di tutti, e di "perequare" le differenze, cercando di offrire a tutti uguaglianza di opportunità.

Anche le esperienze di D. Dolci (1924-) a Partinico, Trappeto, Mirto si muovono nello stesso orizzonte morale e politico di Nomadelfia e Barbiana, sia pure con una matrice culturale laica e non violenta. Egli si propone di convogliare le energie di tutti, ma particolarmente degli emarginati e dei più poveri, per recuperare attraverso l'educazione l'umanità integrale della persona, alle cui energie creative si vuole dare espressione mediante una comunicazione dialogica e autentica. Questo fine è inseparabile dalla battaglia civile, politica e non violenta contro tutte le forme di massificazione, di oppressione, di sfruttamento. Le strutture economiche della società vanno trasformate attraverso la cooperazione; anche la scuola va riformata con la creazione di centri educativi improntati alla gradualità e al primato delle attività espressive, e caratterizzati dal lavoro di gruppo, dall'apertura alle famiglie, dal rapporto maieutico con l'insegnante, al fine di creare un sistema di educazione permanente e aperto in grado di valorizzare pienamente la comunicazione come forma di vita sociale fondata sull'amore e sul rispetto dell'altro.

6. La pedagogia cattolica e Maritain Anche la cultura cattolica ha elaborato posizioni vicine all'attivismo pedagogico, sia pure non rinunciando ad assumere toni fortemente critici verso le formulazioni teoriche di stampo laico e naturalistico. Il punto di riferimento è costituito dall'enciclica "Divini illius magistri"di papa Pio XI del 1929: in essa il discorso pedagogico è inserito in una visione antropologica caratterizzata dal peccato originale che ha indebolito la volontà e ha introdotto il disordine nelle varie tendenze dell'animo. Anche la natura infantile, lungi dall'essere idealizzata, viene considerata corrotta e bisognosa di un intervento correttore. "Devesi illuminare l'intelletto e fortificare la volontà con le verità soprannaturali e i mezzi della grazia senza di cui non si può né dominare le perverse inclinazioni, né raggiungere la debita perfezione morale". Perciò come ogni attività è in rapporto a un fine, così anche l'insegnamento non può essere separato dal fine soprannaturale cui l'uomo è destinato e sottratto alla dipendenza dalla legge divina. Dunque "è necessario che tutto l'insegnamento e tutto l'ordinamento della scuola siano governati dallo spirito cristiano sotto la direzione e la vigilanza materna della Chiesa". Alla luce di queste affermazioni devono essere considerati i concetti principali dell'attivismo laico quali attività, spontaneità, interesse, collaborazione. Essi vanno reinterpretati alla luce di un modello teoretico prevalentemente tomistico secondo cui la potenza, costituita dall'attività dell'alunno, viene trasformata in atto dal maestro che possiede il sapere cui deve avviare il discepolo. Il contributo più significativo alla teorizzazione di un attivismo cattolico viene da però da J. Maritain (1882-1973), il maggiore filosofo di indirizzo tomista che al problema pedagogico ha dedicato "L'educazione al bivio" (1943) e "L'educazione della persona" (1959). Polemizzando con gli esponenti della cultura laica, egli l'accusa di avere smarrito il senso integrale della persona; l'educazione contemporanea (liberale e marxista) risulta perciò "parziale" in quanto si preoccupa del metodo e disconosce i fini, è solo pragmatistica e sociologistica, privilegia lo specialismo e il volontarismo, si fonda sulla convinzione che tutto possa essere insegnato. Di fronte alla crisi della civiltà contemporanea occorre dunque una educazione nuova che sappia, ispirandosi ad un umanesimo integrale, farsi promotrice di un rinnovamento completo dell'umanità. In tale prospettiva "ciò che viene in primo luogo è la verità di cui è testimone l'educatore, il tipo ideale di vita che domina la sua intelligenza, la sua personalità". Quindi occorre una filosofia di cui la pedagogia è applicazione pratica, una filosofia pedagogica che sappia comunque trarre gli opportuni contributi dalle altre scienze che studiano l'uomo nel suo stato concreto. Si tratta dunque di superare le attuali visioni individualistiche e sociologistiche per giungere ad un nuovo "umanesimo integrale" (tale il titolo di un'opera del 1936) che non potrà non fondarsi che su una filosofia cristiana secondo l'insegnamento magistrale di S. Tommaso. Essa si esplica in una concezione personalistica in cui l'uomo è un universo a sé stante che può trovare solo in Dio la condizione di una sua piena realizzazione; quindi una concezione capace di superare ogni riduzionismo per accogliere tutte le espressioni dell'uomo, tutti i suoi valori, tutte le sue potenzialità. Compito dell'educazione "è formare un dato fanciullo, appartenente ad una data nazione, ad un dato ambiente sociale, ad un dato momento storico"; tuttavia la sensibilità per queste esigenze concrete e contingenti non piò essere disgiunta dalla coscienza della persona nei valori che appunto la rendono un universo e un assoluto. L'educazione dovrà dunque sviluppare contemporaneamente il senso della libertà e della responsabilità, "quello degli umani doveri, il coraggio di affrontare i rischi e di esercitare l'autorità per il bene generale e, al tempo stesso, il rispetto dell'umanità in ogni persona individuale". Il maestro dovrà favorire nell'allievo (che resta, nella sua natura e nel suo spirito, il principale agente dell'educazione) la formazione delle cinque disposizioni principali: amore della verità, amore del bene e della giustizia, semplicità e apertura nei confronti dell'esistenza, senso del lavoro ben fatto, senso di e cooperazione. Il lavoro pedagogico sarà improntato al rispetto di quattro regole: a) incoraggiare e favorire le disposizioni che permettono lo sviluppo della vita spirituale; b) centrare l'attenzione sulla profondità della persona e sul suo dinamismo spirituale; c) assicurare e alimentare l'unità dell'uomo; d) liberare e non sovraccaricare l'intelligenza. Secondo Maritain "l'educazione propriamente detta non comincia che quando il fanciullo si adegua all'educatore, alla cultura, alla verità, al sistema di valori che egli ha la missione di trasmettergli": dunque nulla di più lontano dall'attivismo laico e da una concezione spontaneistica che parte dai bisogni e dagli interessi dell'allievo. Se il fine è la persona il cui sviluppo spirituale deve essere liberato e messo in posizione preminente rispetto a tutti gli altri scopi, allora la scuola si potrà definire propriamente "liberale". La formazione in essa impartita non sarà esclusivamente umanistica, ma cercherà di superare la divisione tra scuola classica e del lavoro, tra discipline umanistiche e tecnico-scientifiche lungo un itinerario curricolare che faccia seguire ad un corso di base un corso di orientamento verso scelte di vita mature e culturalmente definite. Quanto all'educazione morale, strettamente collegata a quella religiosa, Maritain sostiene una prospettiva pluralistica ma non agnostica: infatti lo Stato ha il dovere di educare i suoi cittadini ai valori che reggono la comune convivenza, anche se essi devono essere filtrati attraverso le diverse comunità di fede e di pensiero che vi imprimono un carattere e un messaggio particolare. Ne consegue che l'educazione religiosa deve essere assicurata, poiché la libertà dell'allievo può realizzarsi solo trovandosi di fronte a quella fede che sarà l'oggetto della sua scelta.

*** "Tutti noi nei confronti delle banche siamo nella condizione di un pollo da spennare!"
Scienziato dott. prof. Giacinto Auriti


*** "Il sistema bancario è il più grande crimine legalizzato della storia e il demnaro è veramente lo sterco del diavolo!"
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tutto è per Lui o contro di Lui = " A e W "

Tu da che parte stai?

Cosa di te sarà evidente quando il Signore tornerà?

Infatti, Lui, riguardo a te, sta per tornare molto prima di quello che puoi pensare!
Lorenzo Scarola rappresentante di JHWH è disponibile per costruire il terzo tempio ebraico.
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Lorenzo Scarola approfitta della presente per salutare TUTTI simpaticamente: "Pace e Gioia!"!
Lorenzo Scarola è il creatore della prima moneta internazionale l'AURO o AURITO di proprietà del portatore

Lorenzo Scarola ordina con effetto immediato, nel nome e per il sangue di Gesù Cristo, tutto il bene e tutto il male, secondo quello che ognuno avrà meritato:
"Questo darà ancora, per l'ultima volta, spazio a una SPERANZA politica, prima che il SIGNORE ritorni".

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Lorenzo Scarola rappresentante di JHWH è disponibile per costruire il terzo Tempio Ebraico sul Monte degli Ulivi come è già stato annunciato dai profeti.
Questo Tempio aprirà il più bel periodo di pace, prosperità e "risveglio" che il genere umano abbia mai conosciuto, insomma si tratta dell'ultima fase del genere umano dedicata allo Spirito Santo.

Lorenzo Scarola dedica questo lavoro al suo Dio Spirito Santo.

  • 1- saluto Nicolò Bellia e all'antropocrazia.

  • 2- saluto tutti gli uomini di "buona volontà"

  • 3- saluto tutti i servitori di Dio

  • 4- saluto tutti i figli di Dio

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"Insomma, Dio per tutta l'Eternità non vuole essere lodato e ringraziato per poco, ma per molto, molto e moltissimo!
Non neghiamogli questa felicità, diamogli la possibilità di poter operare prodigi in noi."
by lorenzo scarola
Gloria a Dio per sempre!
A te, caro fratello mio, pace
da Lorenzo Scarola,
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lorenzo scarola, Giacinto Auriti, Gesù di Betlemme e il futuro del genere umano
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il vero volto dell'istituzione

Il signoraggio bancario è il nostro

più alto simbolo istituzionale OCCULTATO disonestamente e criminosamente al popolo, questo è il VERO motivo di tutti i MALI che affliggono la nostra falsa democrazia venduta dai massoni ai banchieri ebrei dal suo sorgere.

Pertanto, tutto il Pianeta è fondato sull'immoralità ideologica quanto economica.

Questo è il più grave Delitto di LESA Maestà e violazione criminale dei principi Costituzionali di base.

Per questo, adesso si cerca di manipolare anche la Costituzione unico nostro baluardo al diritto già criminalizzato.






Nota: REVISIONISMO STORICO

Il problema dei nostri giorni non è quello della complessità e che bisogna studiare molto e moltissimo per poter capire qualcosa.
Ma che bisogna saper cercare nella contro-informazione quelle fonti "genuine" che non ci facciano cadere nella "fosso" del depistaggio.
Una schiera sterminata di "mangia pagnotte S.p.A.", ovvero di: funzionari, massoni, politici e di docenti universitari collaborazionisti del signoraggio bancario, ora hanno reso davvero difficile, non solo la comprensione reale della storia nei suoi avvenimenti, ma anche e soprattutto, rendono incomprensibile la stessa realtà che ci circonda.


Allora, veniamo al dunque:
"sei disposto a sacrificare la vita come me, oppure preferisci dare un contributo economico? Oppure, appartieni al popolo dei vigliacchi e preferisci nasconderti e fuggire dalle tue responsabilità? In questo caso degradante e vergognoso, come potrai sfuggire alle mie maledizioni? E comunque ti parlo così perché sei gia nella trappola di
"Questo sistema criminale e parassitario del fondo monetario internazionale di Ali Baba e dei suoi 40 ladroni di Banchieri Ebrei S.p.A., questi non solo non vi concederanno alcuna speranza, ma vi stanno gia portando al disastro totale NUCLEARE! SVEGLIATI BAMBOCCIONE!"

IBAN : IT33E0358901600010570347584,(non detraibili e non deducibili)
Reagite per voi stessi e per i vostri figli!