TEOLOGIA

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IL CONCETTO DI “PERSONA” IN TEOLOGIA

La storia del termine: da Tertulliano a Riccardo di san Vittore

Il primo ad utilizzare questo concetto, come abbiamo visto, è stato TERTULLIANO, per cui “persona” = “soggetto”; (in particolare, ricordiamo la sensibilità prettamente “giuridica” dell’autore latino).

In Dio c’è un livello di pluralità di essere che noi chiamiamo “persone”.

I CAPPADOCI, esponenti della corrente orientale dei primi secoli, hanno avuto il merito di creare quella formula terminologica fondamentale: mia jusiV en treiV upostasaiV. I latini, successivamente, traducono ousia (considerandola sinonimo di jusiV), con substantia, termine che darà luogo anche a molti fraintendimenti.

AGOSTINO è consapevole che questo linguaggio è applicato in maniera analoga; ma non si possono applicare allo stesso modo gli stessi termini agli uomini e a Dio. Egli, tuttavia, assume il termine persona come criterio di distinzione nell’Unità. In particolare egli sottolineerà che tutto ciò che in Dio si dice ad se non accetta pluralità di sorta; tutto ciò che in Dio è relativo (ad aliquid), fonda la pluralità. Il relativo, nel linguaggio si esprime sempre con un genitivo: il Padre del Figlio, il Figlio del Padre, il Dono di Colui che dona.

In questo modo, però, quando applichiamo questo principio alle persone divine, non possiamo dire che il Padre è persona del Figlio o viceversa! Il problema quindi rimane: la relazione è ad aliquid, ma l’essere persona è utilizzato in Dio 3 volte senza necessariamente porlo in relazione (Il Padre è persona. Il Figlio è persona. Lo Spirito è persona).

Le tre persone sono quindi relazionate in quanto Padre e Figlio e Spirito Santo, ma non in quanto persone, perché persona “dicitur ad se et non ad aliquid”! Siamo di fronte ad un’aporia, una strada senza uscita, davanti alla quale Agostino non procede oltre, ma si arresta.

BOEZIO tenta una via d’uscita all’aporia agostiniana proponendo quella che diventerà la definizione classica di persona: “Sostanza individua di natura razionale”. (Interessante è notare come la definizione nasca in un ambito cristologico). La sostanza individuale designa l’irripetibilità; il tentativo è comunque quello di esprimere non “cosa è”, ma “chi è”.

RICCARDO DI SAN VITTORE parte dalla definizione di Boezio, ma non la applica a Dio in modo diretto. La definizione di persona in Dio deve necessariamente essere distinta da quella utilizzata per gli uomini. Riccardo propone “natura rationalis incommunicabili existentia”. La novità sta proprio in quell’”ex-sistere”, “stare (esistere) da”, “procedere da”.

Le tre persone non si distinguono perciò per il “sistere”, ma per l’“ex”, il punto d’origine: il Padre “sistet” da nessuno, il Figlio dal Padre, lo Spirito dal Padre e dal Figlio (sempre secondo l’Amore).
In Dio possiamo distinguere un’Unità iuxta modo essendi, e una distinzione iuxta modo exsistendi.
Riccardo, poi, riprende il tema delle processioni per l’Amore (e non solo per vie esclusivamente intellettuali): cfr. ciò che abbiamo già detto a proposito dell’esatto numero “tre” nella dinamica persona (i tre modi possibili di amare).

Nella Trinità (e analogicamente nei rapporti umani?), possiamo affermare che ogni persona ama (o è amata) secondo l’ex-sistere. “Qualibet persona est amor suus).

Detto in altre parole: le modalità d’Amore presenti in Dio determinano le persone (ricordando quanto detto prima sulla definizione di “persona”). L’irripetibilità di ciascuno è il modo di amare di ciascuno. Il tipo di Amore determina il tipo di persona. Noi possiamo imitare l’Amore delle tre persone divine assumendole come modello di perfezione.


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San Tommaso d’Aquino

Anche Tommaso accetta la definizione di Boezio, pur se con alcune precisazioni non indifferenti, ma nel complesso non decisamente incisive sul nostro discorso. Egli, in particolare, porta avanti il problema del rapporto fra relazione - persone - essenza divina.

Dio è Trino; la Trinità dipende dalle processioni e dalle relazioni; anche l’autorità di Agostino ci mostra “tre persone relativamente”. Tommaso, allora, insinua questa domanda: se la distinzione è data dalle relazioni, e la distinzione in Dio Trino è a livello delle persone, è questa relazione essa stessa la persona?

Nella “persona” troviamo un minimo comune per tutti gli esseri (uomini, angeli...) ben individuato da Boezio. Ma ci sono anche alcuni elementi specifici che sono propri ad esempio della definizione “persona umana” e non di altri tipi di persona: la persona umana è tale solo in presenza di un corpo (che gli angeli, pur essendo creature personali non hanno!).

C’è quindi una distinzione reale tra “persona”, “persona umana” e “persona divina”, anche nella loro definizione.

“Persona” è ciò che distingue, individua. In Dio, le persone sono ciò che “crea” la distinzione, la pluralità. Le relazioni, in particolare, sono la causa di questa distinzione intradivina.

Se la persona è ciò che è distinto per relazione, allora in Dio “persona” coincide con “relazione”!


Cfr. un testo molto importante, S Th 29, a. 4, centro del corpus: “...Dio Padre è la Paternità divina” (e quindi non è prima Dio e poi Padre), “Dio Figlio è la Filiazione divina...”.

Senza tema di forzare troppo l’interpretazione, Tommaso sembra indicarci come la relazione sia sussistente nella natura divina, come sia l’essenza divina.

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La riflessione di Tommaso può apparire come un astratto costrutto intellettuale, ma a ben vedere esso è molto di più. Questo ragionamento di rivela come in Dio le relazioni che distinguono (e uniscono allo stesso tempo) sono le persone. Il principio di Unità e quello di distinzione è sempre lo stesso.

Unità e distinzione in Dio coincidono. Dio non prima è e poi si comunica, ma l’essere stesso è comunicazione, è rapporto, è Amore.

Parlando in questi termini, il problema del rapporto fra Unità e distinzione è un problema “solo nostro”, che non sussiste in Dio, nel quale l’identità più profonda coincide con la donazione totale nel distinto da Sé. La Creazione stessa non è un “bisogno” di Dio, ma essa scaturisce da questa sua essenza comunicativa ad intra. Il senso stesso dell’autocomunicazione divina ad extra è manifestazione della propria pienezza sovrabbondante.

Ci muoviamo sempre all’interno della associazione “paternità - donazione - Dio”, come “essenza “e non come “appartenenza”.

Sottolineiamo altresì come in Tommaso la relazione è un proprium della persona divina (e non necessariamente della persona umana). Il salto della filosofia (e della teologia) personalista, sarà di molti secoli successivo. [Nessuno è perfetto...]

Necessità però un chiarimento: parlando della “relazione divina”, affermiamo chiaramente l’esistenza del rapporto reciproco di Paternità - Filiazione e di quello di Spirazione –

Spirazione passiva (Proces-sione); di fronte a 4 relazioni, dovremo supporre 4 persone? No, poiché la spirazione attiva non è di una persona (non è una relazione sussistente), appartenendo al Padre e al Figlio.

Dio non è solo, ma è comunione: ecco alfine la peculiarità del monoteismo cristiano.

E, soprattutto, Dio non è comunione in quanto esistono gli angeli o i santi, ma poiché ha in Sé qualcuno della stessa natura. Tutta questa astrazione che trova in Tommaso la grande guida, è confermata (o nasce?) dalla manifestazione ricevuta da noi uomini nella Trinità economica: Gesù è puro referente (relativo) al Padre: è questo il messaggio più esplicito del NT.

A corollario di quanto già detto, aggiungiamo che la distinzione delle persone divine è reale, in quanto è reale la “contrapposizione” delle relazioni. E’ inevitabile (e giusto) dare alle persone divine i nomi di Padre e Figlio e Spirito Santo, in quanto espressioni delle relazioni che sono il loro essere persone.

La teologia moderna e contemporanea: gli sviluppi del concetto di persona e i modelli di teologia trinitaria

Il termine ha subito una grandissima evoluzione di significati nel mondo moderno: autocoscienza, libertà, capacità di decisione, centro di azione, centro di responsabilità... Ai tempi di Agostino e di Tommaso, il termine era molto più “metafisico” e molto meno “psicologico” (in senso moderno). In particolare, oggi la nozione di persona si è arricchita della stretta connessione fra relazione ed essenza umana (unione che Tommaso riservava esplicitamente alla sola persona divina).

Un grosso problema della psicologia contemporanea, che interessa direttamente anche la nostra questione, è stabilire se nasca prima “io” o prima “tu”.

Da questo punto di vista, scopriamo come antropologia e teologia trinitaria siano in “pericoresi”.

Anche per questo, forse, certi grandi teologi provano un certo riserbo nell’utilizzo del termine in teologia trinitaria: se persona è applicato a Dio partendo dal linguaggio quotidiano, il rischio di cadere nel triteismo sembrerebbe molto alto.

Karl Barth: 3 “modi di essere”

Dio in un’Unità indistruttibile:

è lo stesso Dio che (secondo sia l’AT che il NT) si rivela,

è lo stesso evento della Rivelazione,

è l’azione di Dio nell’uomo.

In queste tre asserzioni, possiamo riconoscere parallelamente Padre e Figlio e Spirito Santo. Barth è un autore che insiste moltissimo sull’Unità; allo stesso tempo però, predica lo stesso Dio 3 volte diverso: anche la diversità è fondata nell’Unità.

Dio è tre “modi di essere”. Il Dio che si rivela nelle sacre Scritture è Uno in tre modi diversi (e propri) che sussistono nelle loro mutue relazioni. Egli è il Signore, cioè il Tu che entra in contatto con l’io umano. Il Dio Trino è il Tu divino. Il battesimo, del resto, si impartisce “nel nome” del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e non “nei nomi di...”. Dio è la ripetizione trina, è tre volte “Io”, e solo in questa ripetizione è il Dio Uno. non tre personalità, non 3 io, ma 3 volte l’unico Io che diventa Tu per l’io uomo.

Sempre a livello terminologico, in Dio tutto appartiene all’Egli e mai all’Esso...

... Dio, cioè, è sempre un soggetto e mai una cosa; la sua unicità è comunione e mai isolamento, include e non esclude la distinzione. La differenza è situata nell’economia delle 3 persone.

A questo punto, Barth propone l’espressione “modo di essere”; non vuole essere sostitutiva di “persona”, ma suo giusto complemento o se si vuole, giusta e necessaria sottolineatura di un significato che il termine “persona” (o l’evoluzione del suo significato) ha trascurato.


Dio è l’Uno in questi 3 modi di essere ed è Dio personale in tre modi. “Persona”, al contrario, secondo lo sviluppo psicologico nel senso di “autopossessione”, porta facilmente all’affermazione di 3 persone = 3 dei. Per evitare di dire “tre centri di sussistenza”, quindi, Barth propone “tre modi di essere” dell’Unico Dio.

Riprendendo i temi fondamentali della teologia occidentale, Barth ribadisce che le persone divine sono diverse nelle relazioni mutue; esse sono cioè, “relativamente” diverse; sono diverse nella corrispondenza; in questo si fonda l’Unità.

La differenza non sta, quindi, per più o meno di divinità, ma per i rapporti di origine. Il modo di essere Dio Figlio viene dal modo di essere Dio Padre e il modo di essere Dio Spirito viene dal modo di essere Dio Padre e dal modo di essere Dio Figlio.

Barth, inoltre, parla di “repetitio aeternitatis in aeternitate” in questi 3 modi di essere uno nell’altro e uno con l’altro. Anche in questi casi, siamo sempre di fronte alla libertà di Dio.

Attenzione: Barth non è un modalista, in quanto parla sempre di distinzioni intrinseche in Dio e non solo “apparenti”. “Padre e Figlio e Spirito” non è estraneo all’essenza di Dio, ma Dio è “Padre e Figlio e Spirito Santo”.

“Dio è Padre nella Creazione perché prima è Padre nella sua essenza in quanto Padre del Figlio”.

* Le principali critiche rivolte all’impostazione di Barth

I rilievi fondamentali partono dal fatto che Barth sembra applicare all’Unità di Dio il concetto di persona così come lo concepisce la filosofia moderna (o solo una parte di essa, come afferma Moltmann quando rimprovera Barth di non tenere in sufficiente considerazione il contributo dei filosofi personalisti). Barth intende sempre per “persona” ciò che la psicologia moderna chiama “io”.

Ma l’Unità dell’essenza divina formulata dalla teologia classica partiva da un campo diverso di quello prettamente psicologico.

In secondo luogo, “persona” non è mai stato assunto come criterio di Unità, ma come criterio di distinzione! Un Dio singolarmente personale ha sicuramente chiare radici veterotestamentarie, ma tutta la riflessione ecclesiale ha chiamato “persona” ciò che distingue in Dio.

Lo spostamento operato da Barth è quindi duplice: da “persona” in senso classico si è passati al senso moderno (in modo incompleto?); da elemento di distinzione a elemento di Unità.


Per amore di giustizia, occorre però anche ricordare che l’espressione “modo di essere” era cara a Basilio Magno. Nonostante questo, la proposta di Barth non è riuscita nel suo intento; un autore tra i più critici verso queste idee sarà J. Moltmann.

Karl Rahner: 3 “modi di sussistenza”

Egli propone un cambiamento non solo terminologico rispetto a Barth; questi non parla esplicitamente della relazione io-tu a livello intratrinitario (parlando abbondantemente della relazione io-tu fra uomo e Dio); Rahner, invece, arriva a negarne l’esistenza intratrinitaria.

Sull’approccio di Rahner al mistero trinitario, cfr. Mysterium Salutis e quanto detto nel secondo capitolo sull’Axiom: Dio esiste da sempre nell’autocomunicazione del Figlio e nell’autocomunicazione dello Spirito Santo (per Rahner, autocomunicazione = processione). Analogicamente possiamo anche parlare della Grazia come autocomunicazione del Padre al mondo.
Dio, esistendo, non “ha bisogno” di fuoriuscire da Sé, ma nel momento in cui decide di farlo, lo “deve” fare come Egli è: ecco il Figlio, principio intrinseco di Rivelazione, di comunicazione oggettiva (l’Incarnazione è il proprio del Figlio); ecco lo Spirito, principio di attualizzazione e universalizzazione (il fare è il proprio dello Spirito). Il modo di autocomunicazione di Figlio e Spirito non si potrebbe cambiare.

Ma se Dio si vuole comunicare all’essere umano, deve farlo come Egli è (nella sua essenza divina), e deve anche tener conto di come egli (l’essere umano) è.

L’uomo è un essere che è vincolato ad un origine (1), che si trova e riceve il suo essere in una storia (2) ed è portato verso la libertà / Verità / conoscenza (3).

Accanto a questa triadica dimensione, se ne trova un’altra: l’uomo è un essere che sì riceve l’essere, ma anche lo accetta (a); che sì è nella storia, ma che punta alla trascendenza (b); che sì punta alla libertà,

ma che risponde nell’Amore (c).

Figlio e Spirito Santo rispondono a queste due dimensioni fondamentali: il Figlio è storico, oggetto “ricevuto”, originario, Verità; lo Spirito dal canto suo spinge al futuro, alla trascendenza, è la condizione stessa di possibilità di accettazione (e non solo passiva) dell’offerta d’Amore. Possiamo agostinianamente dire, quindi, che le autocomunicazioni “convengono” all’identità divina.

Gli effetti stessi di questa duplice autocomunicazione sono differenti: nel Figlio “dà luogo” all’umanità di Cristo, nello Spirito è trasformazione interna dell’uomo (l’opera della Grazia).

Nel Dio Uno, quindi, c’è una distinzione interna fra il sussistere dell’Origine, quello rivelato nel Vangelo e quello ricevuto nell’Amore. Dio comunica se stesso e perciò comunica anche la Distinzione e l’Unità. L’autocomunicazione crea la distinzione. La comunicazione è la stessa differenza tra le relazioni che si corrispondono mutue.

* Le principali critiche rivolte all’impostazione di Rahner sono più o meno le stesse rivolte a Barth.

[Sia O’Donnell che Kasper, nei loro libri ne aggiungono un’altra di aspetto tipicamente pastorale: se è difficile pregare una “persona divina”, come pregare un “modo di sussistenza”?]


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La difesa e il recupero del termine “persona”

Di fronte a questa linea che tenta la sostituzione del termine persona, la teologia (soprattutto cattolica) ha recuperato l’analogia “sociale” già molto sviluppata in Riccardo di san Vittore (il tema del con-dilectus, per esempio) e che era stata bloccata storicamente dalle critiche di Agostino, per il quale la pluralità delle persone umane non poteva essere un termine analogico adeguato per la Trinità. Il punto di partenza corrisponde con quell’io-tu intradivino di cui già accennavamo prima.

H. MÜHLEN propone un interessante riflessione a partire dai semplici pronomi personali attribuiti alle persone divine. “Noi” è comunemente riconosciuto come il plurale della prima persona; in realtà “noi” è la comunione non di io + io, ma di io + tu. Io non può essere plurale da solo, e noi è conseguentemente il plurale della comunione fra la prima e la seconda persona.

Analogicamente, il Padre è Io, il Figlio è Tu, lo Spirito Santo è Noi in quanto comunione di Io e Tu. La critica successiva ha giustamente evidenziato come in realtà io e tu siano intercambiabili: tutte e tre le persone divine sono io. E’ comunque interessante l’identificazione dell’Unione come proprio dello Spirito.

RATZINGER, partendo dal concetto di Parola (LogoV), mostra come fin da prima dei secoli, Dio è l’Essere dia - logico, è il Vivente nella Parola e quindi il Vivente nel rapporto Io –

Tu che fonda la Parola. L’Amore, inoltre, è proprio dell’unione dialogica. Ratzinger, quindi, partendo dall’approccio psicologico (Parola), tenta una teologia trinitaria che tiene in buona considerazione anche l’aspetto sociale (dialogo).

H. U. von Balthasar: la fecondità matrimoniale

Balthasar introduce, accanto al tema del dialogo (lo Spirito come il “noi”, l’eterno dialogo d’Amore tra Padre e Figlio), un’analogia che Mühlen ha solo accennato: la fecondità matrimoniale (che egli dice aver mutuato dagli scritti di Scheeben). L’imago trinitatis diventa in questo modo “superiore” all’analogia dell’io, che rimane in un certo senso “chiusa”; in secondo luogo, si arricchisce il tema del dilectus/condilectus perché mentre il co-amato è un idea per così dire “dal di fuori” (è un’affermazione vera ma che affonda le sue radici in una almeno apparente astrazione che la perfezione dell’amore sia l’amare insieme), la fecondità è invece un elemento interno all’Amore, connaturale ad esso: nella fecondità matrimoniale (così come la conosciamo analogicamente nel linguaggio umano), l’Amore è il frutto stesso dell’Amore.

J. Moltmann: la Trinità in fieri

Moltmann evidenzia le difficoltà delle linee sostenute da Barth e Rahner (vedi le due critiche fondamentali già menzionate). In particolare: come è possibile 3 io, senza un tu?

Moltmann analizza come l’idea della sostanza non sia biblica e come , filosoficamente parlando, dia adito o a un soggetto assoluto o a un elemento perfettamente neutro. Bisogna cercare una nozione ulteriore per esprimere l’Unità: Moltmann fa un uso molto forte di “pericoresi”, la mutua inabitazione di cui abbiamo già precisato. Moltmann parla di mutua correlazione nel “processo” non di “unità”, ma di “unificazione”. La prospettiva è chiaramente dinamica.
L’Unità concepita da Moltmann è aperta, “unificata”: Dio possiede distinzioni personali (che sono e devono essere personali e non “modi di essere”!). Non si presuppone un’essenza, ma l’unificazione della Tri-Unità di Padre / Figlio / Spirito è data senza essere fondata “nella sostanza”.

Le persone sono in un rapporto che presuppone le persone, e le persone unite (unificate) per relazione; la relazione, a sua volta presuppone la persona e non c’è persona senza relazione: si tratta di un collegamento persona-relazione di tipo genetico. (Il problema che si può sollevare immediatamente è il seguente: la Trinità può davvero essere considerata come il risultato di un processo?

Ne riparleremo più avanti) Moltmann prosegue sostenendo che dall’idea della pericoresi, si possono conseguire una svariata serie di conseguenze etiche, sociali e politiche: la Trinità è immagine e obiettivo sociale.

Il problema è quello già accennato: questa “Trinità che si fa” è a livello economico o immanente? Moltmann elimina questa distinzione, in quanto la Trinità è il processo di autocomunicazione dell’essere divino. Secondo la dottrina dell’axiom rahneriano, la Trinità immanente sarebbe “necessaria”, mentre la trinità economica sarebbe “libera, gratuita”; la Trinità economica “serve” a manifestare la gratuita dell’azione di Dio ad extra. Moltmann contesta questa distinzione in quanto libertà e necessità in Dio coincidono: libertà e necessità in Dio sono Uno nell’Amore e non c’è quindi distinzione fra economia e immanenza.

Secondo Moltmann, poiché occorre pensare Dio temporalmente e storicamente in questo processo di Tri-Unificazione, la distinzione possibile per noi sarebbe tra Trinità “all’origine” e Trinità “nella vita economica”. Dio, del resto, è aperto al Creato, al Tempo, alla Storia. La Trinità diventa allora un problema escatologico: la piena comunione fra le tre persone si realizzerà alla fine quando anche il contributo dell’uomo “completerà” la perfetta comunione d’Amore di e in Dio già anticipata e manifestata in Cristo.

Moltmann propone una provocante concezione “aperta” dell’Unità di Dio.

Ma pur apprezzando il desiderio di legare profondamente Dio e il mondo, non possiamo altresì esimerci dal dubitare della mancata salvaguardia della libertà e trascendenza divine.

Da dove viene la Trinità, se è un processo escatologico? Tutte e tre le persone sono originali? Allora le persone prima esistono e poi sono in relazione? E’ pienamente corretto parlare di Tre che “vanno verso l’Uno” (1 Cor 15, 28)? Cfr. anche le critiche a Moltmann esposte a proposito della sua teologia della croce.

Unità e Distinzione, la Tri-Unità: questo è il problema

Lonergan e Kasper, nelle loro opere, hanno il merito comune di aver molto insistito sul fatto che dire “3 persone” non significa necessariamente affermare tre centri d’azione indipendenti. Essi insistono sull’uso di “persona”, arricchito sia dai significati della psicologia moderna (come Barth e Rahner), ma anche dalla filosofia personalistica e dallo stesso cammino della teologia trinitaria (come Moltmann). “Persona” è individuato non solo nella distinzione, ma anche nel rapporto: persona è la responsabile dell’esistenza non solo di fronte ma anche nel rapporto con l’altro. “Io” e “in relazione” non sono termini aggiunti o giustapposti, ma identici.

“Nella Trinità abbiamo tre soggetti mutuamente consapevoli in forza dell’unica e stessa coscienza. [Siamo di fronte a] 3 soggetti che possiedono in modo diverso la stessa autocoscienza. 3 soggetti che si capiscono in profonda comunione” (Kasper). “Subiecta conscientia per unam coscientiam” (Lonergan).

Ne consegue che il “noi” umano risulta estremamente povero di fronte al “noi” divino, nel quale non abbiamo lo scioglimento del rapporto io-tu, ma l’unificazione della distinzione senza per questo farla venire meno. Diciamo di tre io o di 3 reciproci io-tu che formano un noi profondissimo nella stessa autocoscienza. 3 Persone non individuate in modo assoluto, ma che si trovano nella condizione di “tutto ciò che è mio è tuo”. Tutto; anche la distinzione io-tu.
In un certo senso, potremmo dire che l’unica distinzione che viene cancellata è quella di “mio-tuo”.

La pluralità nella Trinità non è quindi un fattore di limitazione, perché la natura stessa è l’autocomunicazione personale. Ognuno è personalmente libero nella totale autocomunicazione della stessa coscienza infinita. Non 3 coscienze, allora, ma 1 perfetta Unità d’Amore; parliamo di coscienza di persona e non di sostanza.

L’“io” divino è l’“io” proprio di questa comunione unitaria e allo stesso tempo di ogni distinta persona. Parliamo della stessa coscienza esercitata da ciascuno nella comunione con gli altri due.

Allo stesso tempo, la Uni-Trinità non è un punto di arrivo, ma una realtà che crea lo spazio per aprirsi e abbracciare il mondo (e l’uomo in particolare). Dio, manifestandosi ad extra, resta coerente con il suo profondo modo di essere. Il fatto stesso della sua intrinseca libertà è garanzia di questa coerenza. Ancora una volta siamo di fronte al mistero della Trinità economica che ci porta realmente, veramente e totalmente alla Trinità immanente


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Lorenzo Scarola rappresentante di JHWH è disponibile per costruire il terzo Tempio Ebraico sul Monte degli Ulivi come è già stato annunciato dai profeti.
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Lorenzo Scarola dedica questo lavoro al suo Dio Spirito Santo.

  • 1- saluto Nicolò Bellia e all'antropocrazia.

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il vero volto dell'istituzione

Il signoraggio bancario è il nostro

più alto simbolo istituzionale OCCULTATO disonestamente e criminosamente al popolo, questo è il VERO motivo di tutti i MALI che affliggono la nostra falsa democrazia venduta dai massoni ai banchieri ebrei dal suo sorgere.

Pertanto, tutto il Pianeta è fondato sull'immoralità ideologica quanto economica.

Questo è il più grave Delitto di LESA Maestà e violazione criminale dei principi Costituzionali di base.

Per questo, adesso si cerca di manipolare anche la Costituzione unico nostro baluardo al diritto già criminalizzato.






Nota: REVISIONISMO STORICO

Il problema dei nostri giorni non è quello della complessità e che bisogna studiare molto e moltissimo per poter capire qualcosa.
Ma che bisogna saper cercare nella contro-informazione quelle fonti "genuine" che non ci facciano cadere nella "fosso" del depistaggio.
Una schiera sterminata di "mangia pagnotte S.p.A.", ovvero di: funzionari, massoni, politici e di docenti universitari collaborazionisti del signoraggio bancario, ora hanno reso davvero difficile, non solo la comprensione reale della storia nei suoi avvenimenti, ma anche e soprattutto, rendono incomprensibile la stessa realtà che ci circonda.


Allora, veniamo al dunque:
"sei disposto a dare la vita come me, oppure preferisce dare un contributo?"
Ti dico questo perché:
"Questo sistema criminale e parassitario del fondo monetario internazionale di Ali Baba e dei 40 ladroni di Banchieri Ebrei S.p.A., non solo non vi concederà alcuna speranza, e vi porterà al disastro totale NUCLEARE!"

IBAN : IT33E0358901600010570347584,(non detraibili e non deducibili)