teologia: Trinità nell’Unità

http://web.tiscali.it/martiri

http://utenti.lycos.it/amenalleluia

http://members.xoom.virgilio.it/martiri

L’Unità nella Trinità e la Trinità nell’Unità

1.1. Una stessa unità nell’infinita differenza.

I Tre possiedono ognuno il proprio mistero. Sono uniti e differenti. Una stessa unità nell’infinita differenza.

Il Padre è donazione, colui che si dà, soggetto e azione unificati (il Padre è la Paternità, ma è vero anche che la Paternità è il Padre).

Il Figlio è Parola di risposta nella sua donazione al Padre e così, nel suo essere risposta, partecipa con il Padre a questa possibilità di essere intratrinitariamente sorgente (in un certo senso diverso dall’esserlo “principaliter”come il Padre).

Il Figlio, comunque, insieme al Padre può far scaturire lo Spirito d’Amore, la libertà sovrana, la gratuità totale verso il Padre e il Figlio.

1.2. L’Unità dell’Amore

Ciò che unisce è quindi l’Amore. Un testo di riferimento emblematico è in Origene, Commento alla lettera ai Romani 4, 9.

Possiamo amare Dio perché siamo amati da Dio.... Paolo parla dello Spirito d’Amore (Rom 15, 30). Dio è detto Amore (1 Gv 4) e Cristo stesso è detto “Figlio d’Amore” (Col 1, 13). Ma se Spirito è Amore, Figlio è Amore, Dio è Amore, allora è ovvio che da una fonte di divinità paterna conosciamo il Figlio e lo Spirito, dall’abbondanza del quale si diffonde l’Amore dei santi... (cfr. 2 Pt 1, 4). Mediante questo dono dello Spirito Santo, si compie la Parola del Signore (che siano una cosa sola)... fatti partecipi della natura divina mediante l’abbondanza dell’Amore per opera dello Spirito Santo.

Siamo di fronte a due dimensioni unite intrinsecamente: ciò che unisce Dio in se stesso e ciò che ci unisce a Dio, è lo stesso. Nella stessa preghiera sacerdotale contenuta nel Vangelo di Giovanni, possiamo considerare implicitamente contenuta l’immagine dello Spirito. Esiste un collegamento profondissimo fra economia e immanenza sotto il lemma “Amore”.

Amore è il Figlio e Amore è lo Spirito, perché ambedue provengono dall’Amore sorgivo del Padre.

1.3. L’Unità è l’Unità dei Tre: l’aspetto personale e il vocabolario dell’essenza

Dio, allo stesso tempo Uno e Trino, nelle relazioni personali mutue, ha nel Padre l’origine e la fonte di ogni divinità, sempre restando Dio Padre persona non assoluta.

L’Assoluto è la Tri-Unità.

La difficoltà del ragionamento classico a partire dall’essenza, è già stata messa in evidenza. In Dio, infatti, tutto è personale. Le osservazioni di Barth e di Rahner non erano completamente fuori luogo, specie nel loro insistere sull’assenza di “neutralità” in Dio: nulla in Dio è impersonale. (Più difficile, seguendo il loro ragionamento, è pensare l’Uno personalmente, in quanto si renderebbe meno la comunione e quindi la dimensione personale dei soggetti, come abbiamo già mostrato precedentemente).

D’altra parte, però, rinunciare al concetto stesso di essenza, come in alcuni momenti sembra proporre Moltmann, significa rendere l’Unità originaria un’Unificazione escatologica.

Dio nella sua Unità non è previo nella nostra conoscenza a Dio nella sua Trinità.

L’unica Unità è quella di Padre Figlio Spirito.

Ma non è nostra intenzione addentrarci nel problema della priorità fra Unità e Trinità; diciamo solo che ambedue sono egualmente originali e che non ha senso riflettere sull’Unità prescindendo dall’Unità dei Tre.

L’Unità dell’essenza è per molti teologi, Unità dell’Amore.

In Dio, come dicevamo, tutto è personale, nulla è neutro, “prima” del personale. Il problema, tra Rahner, Barth e Moltmann, è quello di mettere in risalto l’aspetto relazionale della personalità divina. Il “tre volte io” è sufficiente a spiegare questo?

E’ necessario rinunciare al vocabolario dell’essenza?

Le nostre risposte sono ovviamente negative.


http://web.tiscali.it/martiri

http://utenti.lycos.it/amenalleluia

http://members.xoom.virgilio.it/martiri

1.4. Dio Comunione di persone

In Dio nulla è pre-personale e contemporaneamente questo essere personale implica la relazione, la comunicazione. Dio è comunione di persone. Dio non può essere isolamento. (Questi elementi di Verità sono rintracciabili nella Rivelazione, anzi: trovano nella Rivelazione il punto di partenza per la nostra apprensione). La persona esiste nell’autocomunicazione. La persona è in parte simile a Sé e in parte altro di fronte all’altro da Sé.

Se quindi diciamo che l’essenza di Dio è Amore di Padre Figlio Spirito, ne consegue che: mentre negli uomini, l’amore forma comunità, ma non “identità” di essenza o di sostanza, in Dio, poiché è piena autopossessione e essere perfettamente semplice, le tre persone sono Unità in quanto comunione di persone (pura relazionalità), quindi Unità d’essenza. [Da specificare meglio...]

1.5. Dio è piena autopossessione, in semplicità

Dio è piena autopossessione in vista di una piena autocomunicazione o autodonazione. Facciamo un po’ di storia di questa categoria:

Origene è l’autore di un testo che ebbe molta fortuna tra i Padri: parlando di Dio, afferma che Egli tutto vede, tutto pensa, tutto capisce, tutto ascolta, perché tutto in Dio è semplice, è unico, è personale; in Dio non c’è distinzione, ma tutto si dà in perfetta semplicità, il che implica perfetta autopossessione.

Plinio: non è un Padre della Chiesa, ma uno scrittore latino; parlando di Dio, dice che “...in ogni parte tutto è senso, tutto è visione, tutto è animo...” ;tutto, cioè, è autotrasparenza.

Queste idee (talora di matrice puramente filosofica), sono entrate nella dottrina dei Padri fecondate dalle determinazioni bibliche di Dio (Spirito, Luce, Vita...). Dio, dicevano quindi i Padri, è autopossessione pura, è piena identità con se stesso, piena personalità...

1.6. Il senso dell’autopossessione divina è la perfetta autodonazione (l’Amore)

Cfr. 1 Gv 4: Dio è Amore. Ecco spiegato nel NT il senso di questa piena autopossessione e totale semplicità (= dominio di Sé).

Una piena autopossessione si può dire in due modi: nella chiusura (isolamento) o nell’apertura (comunione). “Dio è Amore” dà il senso profondo e ultimo di questi elementi.

Solo chi si possiede pienamente, infatti, può donarsi pienamente; solo chi è pienamente padrone di sé, può donarsi in misura piena. La piena autopossessione divina è piena autodonazione; la capacità totale di autodonazione è Amore, è l’essenza divina.

Un Amore che è già in Dio stesso, che di per Sé non dipende dalla creatura, ma che è fonte di uno straripamento d’Amore divino che comunica ciò che E’ agli altri. L’affermazione “Dio è Amore”, dà il più profondo senso e significato al vocabolario dell’essenza divina; se vogliamo, mostra l’Esse Subsistens, la capacità infinita (e realizzata) di autodonazione.

L’AMORE COME ESSENZA DI DIO

2.1. Cosa significa “Amore”?

Ci muoviamo sempre nell’ambito dell’analogia umana. Il fondamento, comunque, si trova nella stessa 1 Gv: “chi ama conosce Dio”.

L’Amore è gratuità, è uscita da Sé. Se l’Amore raggiunge i livelli massimi, l’uomo non vuole autopossedersi, ma vuole aversi nell’altro donandosi completamente e in questo darsi vuole avere se stesso nella risposta dell’altro. Chi ama esce da sé, si rivolge all’altro. Chi ama, inoltre, non ha altro scopo che l’Amore stesso; l’Amore non è uno strumento per raggiungere altri fini; l’Amore esaurisce in Sé la propria finalità.

Nell’Amore ci si allontana da sé e si scopre una vicinanza dell’altro, ma pure una vicinanza a sé.

L’Amore, infatti, crea un nuovo essere nell’abbandono dell’altro più grande di quanto io possa essere vicino a me stesso; si potrebbe dire che viene dall’altro amato la propria identità; “nasce” un’identità nuova nella distinzione, un’unione nuova e aperta in quanto fondata sulla donazione.

Sta qui la fecondità dell’Amore, intrinseca all’Amore stesso, che si impone da sé in modo unico; la forza dell’Amore, infatti, si trova nell’impotenza radicale, nel rifiuto di tutto ciò che va contro la massima libertà.

Sempre ricordando che l’Amore divino è infinitamente più grande di quanto possiamo pensare, diciamo che “Dio è Amore” per aiutarci a comprendere l’essenza divina. Che Dio è Amore, inoltre, lo possiamo dire perché Dio “ha inviato il suo Figlio”.

E’ chiaro che la persona umana non può dirsi costituita nel rapporto. ma la persona divina non è al di fuori delle sue relazioni.

2.2. Alcune riflessioni sulla “praticità” delffla teologia trinitaria

Spesso in teologi trinitaria, si suole fare applicazioni alla vita pratica. Ladaria non ha intenzione di farlo, per il semplice motivo che spesso questi discorsi assumono contorni banali. Ci permettiamo una sola riflessione.

2.2.1. La Trinità esprime il senso dell’Essere

L’Amore di Dio è l’espressione dell’essere di Dio. Esso si mostra in Gesù di Nazareth (o se si vuole, particolarmente nel crocifisso risorto). Cosa ci può suggerire (con prudenza) questa considerazione a partire da Gesù sulla Trinità immanente? Che se veramente Gesù ci rivela chi è Dio, questo Amore radicale non è un accidente, non è un evento storico incidentale, ma è ciò che ci mostra le più intime profondità di Dio. E se Dio è la fonte dell’Essere (in linguaggio cristiano si potrebbe dire “Creatore”), Colui che fa partecipi tutte le cose del suo Essere, allora Gesù non è solo un puro esempio, ma la Rivelazione del senso profondo della realtà, di cosa significhi Essere: capacità di dare, anzi di darsi. La Trinità esprime il senso profondo dell’essere, della realtà, di ciò che è Essere.

2.2.2. Il senso dell’Essere è la gratuità della piena autodonazione (in fatti e parole)

Kasper, nella sua teologia, dice: il senso dell’essere è la gratuità dell’Amore; arriviamo a questo osservando la vita del Dio Trino, il fondamento ultimo della vita di Gesù di Nazareth, colui che realizza nella storia ciò che è l’Essere della storia. Sottolineiamo quel “realizza”, pensando soprattutto alle preziose precisazioni del Vaticano II (DV dice “in fatti e parole”).

La Rivelazione e la Salvezza non sono realtà distinte, ma sono l’unica realtà, fondata su ciò che Gesù ha fatto e detto.

Nella vita di Gesù, abbiamo la Rivelazione storica di ciò che è la vita intratrinitaria, la Rivelazione del senso dell’essere e del nostro essere.

Il discorso sociale a partire dalla Trinità, fluisce in questo modo direttamente, ma non con parole banali. Ricordiamo la critica di Kant? Potremmo addirittura rovesciarne i termini: la Trinità è il principio di ogni azione e di ogni atto morale. A partire dalla Trinità cambia radicalmente il senso dell’agire umano. La Trinità non offre forse la soluzione immediata di problemi pratici, ma è sicuramente qualcosa di evidentemente pratico, che riguarda intrinsecamente il senso dell’agire umano.

2.3. La Gloria di Dio: “che siano una cosa sola...”

Kasper offre anche un interessante commento della preghiera sacerdotale contenuta nel vangelo di Giovanni sul senso dell’Unità divina, in sé e nella imensione soteriologica. In questo passo, egli rintraccia la mutua glorificazione di Gesù e del Padre. La Gloria è la manifestazione ultima dell’essere divino, secondo le categorie veterotestamentarie; è Dio che si fa presente.

Nella gloria di Gesù appare chiaro chi sia il Padre; nella Risurrezione il Padre glorifica il Figlio, viene manifestata pienamente l’identità di Gesù, Figlio di Dio. La comunione nella Gloria è la comunione profonda dell’essere divino. Gesù nella sua vita manifesta pienamente chi è il Padre. Il Padre, nella Risurrezione, mostra chiaramente chi è il Figlio.

Ad un certo punto del testo giovanneo, troviamo anche l’invocazione che ci coinvolge: “...perché siano anch’essi una cosa sola...” L’unione degli uomini con Dio e degli uomini fra di loro dipende radicalmente dall’Unione Padre-Figlio .

Non c’è nel testo evangelico una menzione diretta dello Spirito, ma la Tradizione patristica ha visto un rapporto intimo fra “Gloria” e “Spirito”, fra l’Unità Padre-Figlio e l’unità uomini-Gloria di Gesù. Gregorio di Nissa, al proposito, affermò che la Gloria donata dal Cristo è lo Spirito Santo; si tratta di un’idea che affonda le proprie radici già in Giustino e in Ilario.

Cfr. 2 Cor 3, 7-8; 1 Pt 4, 14.

L’Unità di Dio, dunque, fondata su questa comunione d’Amore è tale che gli uomini possono essere inseriti in essa. Questo non significa né panteismo né pancristismo; anche nella vita eterna, infatti, continueremo ad essere creature. Ma è innegabile che l’Unità di Dio è tale che permette la partecipazione dell’uomo alla sua vita.

Questa perfetta comunione mostra che ognuno dei tre possiede l’essenza divina in un modo proprio. Ogni persona è il suo Amore (cfr. Riccardo di san Vittore).

L’idea dell’Amore che si vede prima di tutto nel Padre che ama il Figlio e nello Spirito amore dei due, può in un certo senso aiutare a far vedere come l’essenza non è previa, ma viene dal Padre, origine di questo Amore (registriamo una possibile profonda convergenza tra teologia occidentale e orientale su queste affermazioni), il quale Padre è sempre nella relazione con il Figlio e lo Spirito.







======================
==========
Lorenzo Scarola rappresentante di JHWH è disponibile per costruire il terzo Tempio Ebraico sul Monte degli Ulivi come è già stato annunciato dai profeti.
Questo Tempio aprirà il più bel periodo di pace, prosperità e "risveglio" che il genere umano abbia mai conosciuto, insomma si tratta dell'ultima fase del genere umano dedicata allo Spirito Santo.

Lorenzo Scarola dedica questo lavoro al suo Dio Spirito Santo.

  • 1- saluto Nicolò Bellia e all'antropocrazia.

  • 2- saluto tutti gli uomini di "buona volontà"

  • 3- saluto tutti i servitori di Dio

  • 4- saluto tutti i figli di Dio

lorenzo.scarola@istruzione.it

http://www.youtube.com/user/
humanumgenus

http://www.youtube.com/user/
lorenzojhwh


"Insomma, Dio per tutta l'Eternità non vuole essere lodato e ringraziato per poco, ma per molto, molto e moltissimo!
Non neghiamogli questa felicità, diamogli la possibilità di poter operare prodigi in noi." by lorenzo scarola
Gloria a Dio per sempre!
A te, caro fratello mio, pace
da Lorenzo Scarola,
ore serali 3205708054
lorenzo.scarola@istruzione.it

http://deiverbumdei.blogspot.com

http://www.youtube.com/lorenzojhwh

http://www.youtube.com/humanumgenus



lorenzo scarola, Giacinto Auriti, Gesù di Betlemme e il futuro del genere umano
http://ilmegliodelbene.blogspot.com
http://fedele.altervista.org

lorenzo.scarola@istruzione.it

il vero volto dell'istituzione

Il signoraggio bancario è il nostro

più alto simbolo istituzionale OCCULTATO disonestamente e criminosamente al popolo, questo è il VERO motivo di tutti i MALI che affliggono la nostra falsa democrazia venduta dai massoni ai banchieri ebrei dal suo sorgere.

Questo è il più grave Delitto di LESA Maestà e violazione criminale dei principi Costituzionali di base.

Per questo, adesso si cerca di manipolare anche la Costituzione unico nostro baluardo al diritto già criminalizzato.






Nota: REVISIONISMO STORICO

Il problema dei nostri giorni non è quello della complessità e che bisogna studiare molto e moltissimo per poter capire qualcosa.
Ma che bisogna saper cercare nella contro-informazione quelle fonti "genuine" che non ci facciano cadere nella "fosso" del depistaggio.
Una schiera sterminata di "mangia pagnotte S.p.A.", ovvero di: funzionari, massoni, politici e di docenti universitari collaborazionisti del signoraggio bancario, ora hanno reso davvero difficile, non solo la comprensione reale della storia nei suoi avvenimenti, ma anche e soprattutto, rendono incomprensibile la stessa realtà che ci circonda.


Allora, veniamo al dunque: "sei disposto a dare la vita come me, oppure preferisce dare un contributo?"
IBAN : IT33E0358901600010570347584,(non detraibili e non deducibili)