teologia 2

INDICE

IL CONCORSO DIVINO,

L’AZIONE DELL'UOMO

-RIVELAZIONE DEL PADRE NELL'ANTICO TESTAMENTO-

DIO È TUTTO CIÒ CHE HA

DIO SI RIVELA ALL'UOMO!

LA RIVELAZIONE DI YHWH NELL'AT

LA MONOLATRIA PRIMITIVA

IL DIO DI MOSÈ

STIPULAZIONE DI UN'ALLEANZA SUL SINAI: il decalogo

DALLA MONOLATRIA AL MONOYAHWISMO

I PROFETI RICHIAMANO IL POPOLO ALLA FEDELTÀ A YHWH

YHWH COMUNICA LO SPIRITO.

YHWH È PADRE

YHWH È SPOSO.

YHWH SOFFRE

LA RICERCA DEI SAPIENTI. 400-450 a.C.

DANIELE.

DIO

LA CREAZIONE

FINE ULTIMO E SUPREMA BEATITUDINE DELL'UOMO.

A. Virtù teologali

L'UOMO ALLA LUCE DELLA PAROLA DI DIO

L'UOMO IN DIO

DALL’ESPERIENZA UMANA SU DIO DEDUCIAMO:

Tensioni del monoteismo:

LA NEGAZIONE DI DIO

Condannare l'ateismo non è sufficiente,

Le quasi-religioni

ESPERIENZA E CONOSCENZA DI DIO

L'ESPERIENZA RELIGIOSA.

IL SACRO

TEOLOGIA CONTEMPORANEA

KARL RAHNER E IL SECOLO VENTESIMO

La figura e l'opera di KARL RAHNER

1. L'uomo.

2. Il divenire di Dio.

LA SOFFERENZA

LA SOFFERENZA UMANA

ANCHE SE LA SOFFERENZA UMANA DERIVA DAL MALE.

AUSCHWITZ

IL MONDO ESISTENTE

LA SOFFERENZA UMANA E IL PROGETTO DI REDENZIONE

NON SOLO SOPPORTARE IL DOLORE, MA COMBATTERLO

NON SOLO COMBATTERE IL DOLORE, MA "COMPRENDERLO"

L'ONNIPOTENZA DI DIO,

ATEISMO IN NOME DELL’AUTONOMIA DELL’UOMO

- Immanuel Kant

- Per L. Feuerbach,

- K. Marx,

- Nietzsche,

NICHILISMO:

- Camus,

STILE DELLA RISPOSTA ALL’ATEISMO

-MODELLO APOLOGETICO:

-MODELLO DIALOGICO:

-MODELLO DIALETTICO:

IL CONCORSO DIVINO,

Dio non è lontano, non si è ritirato, ma è presente nel mondo. La creatura è libera e consistente è l’autonomia della sua libertà.

L’AZIONE DELL'UOMO

in comunione con l’AZIONE DI DIO,

deve essere sempre trascendente, mai concorrente, "sullo stesso piano dell’amore". L'azione è tutta di Dio, anche se non solo sua perché lo lasciamo agire in noi. Viviamo alla costante presenza di Dio in tutto quello che facciamo. L'azione è tutta dell'uomo anche se non solo sua: libertà umana in comunione con la libertà di Dio. Queste due libertà agiscono insieme per costruire e realizzare la Storia della Salvezza! Il male non è voluto da Dio(viene permesso), ma nessun ambito gli è estraneo. Il male dunque proviene dalla sua assenza, perché impegno prioritario di Dio nelle sue creature è quello di custodire e di vigilare sulla loro libertà, affinché siano veramente responsabili di tutte le loro azioni.

-RIVELAZIONE DEL PADRE NELL'ANTICO TESTAMENTO-

L'atteggiamento di Dio è storico, non filosofico: il monoteismo giudaico si fonda sull'esperienza degli interventi di Dio nella storia del popolo. Chi ha compiuto con tanta potenza atti di salvezza deve essere anche il creatore del mondo, il Dio dell'alleanza è anche il Dio creatore.

a. concretezza: Dio impegna con il suo popolo, la Bibbia è la narrazione dei " magnalia Dei". Contano quindi non gli attributi ma le sue opere e le sue parole, che le interpretano. La domanda non è se Dio esiste ma: “Dio è con il suo popolo?”.

b. progressività e dinamicità della rivelazione che si compie attraverso le opere, prototipo è l'esodo dall’Egitto.

c. gratuità: la Parola di Dio non è solo per insegnare ma una profezia in rapporto con la salvezza. L’azione di Dio nella storia degli uomini suscita l’adesione alla fede, il desiderio di conoscere la fede attraverso lo studio della Scrittura, della storia, della filosofia e di ogni scienza. Chiaro deve essere il senso del mistero della trascendenza divina e dei limiti della ragione umana, come la subordinazione della teologia alla contemplazione e alla carità. Dio per mezzo di creature materiali, umane e per mezzo di angeli ha comunicato il suo amore e il suo desiderio di salvezza nei confronti dell’uomo perduto.

DIO È TUTTO CIÒ CHE HA

- Dio è l'essere stesso.

LA SUA MISSIONE SI ATTUA PER MEZZO DEL SUO SPIRITO che ci è donato, perché è il Dono per eccellenza. Diffonde nei cuori l'amore, perché è l'Amore. Santifica il singolo fedele, perché è il Santo. Costituisce la comunione di tutti i fedeli. Chi è fuori di una comunione ecumenica è lontano e nemico di Dio nel suo fanatismo.

DIO SI RIVELA ALL'UOMO!

CONTEMPLARE DIO MEDITANDO LE REALTà TERRENE è POSSIBILE. ATTRAVERSO QUESTA RIFLESSIONE SI COMPRENDE LA SUA: VERITÀ - BONTÀ - GIUSTIZIA - AMORE - SAPIENZA.

LA RIVELAZIONE DI YHWH NELL'AT

si esprime attraverso l’esperienza di ABRAMO, di ISACCO e di GIACOBBE 1850 a.C-1750 a.C..: che affrontano una difficile migrazione che va dalla Mesopotamia alla Palestina Gen 12-36. Si rese nessario allora elaborare concetti umani per esprimere l'Inesprimibile e per trasmetterlo ai propri discendenti: El (il re o padre degli dei), Elyon (Altissimo), Sadday (Onnipotente), Olam (Eterno), al plurale Elohim, (per esprimere la potenza e la grandezza). Gen 17,1-14. La Vocazione di ogni uomo è quella di essere chiamato all'espansione vertiginosa del suo essere. Essa è rappresentata da Abramo che risponde e Dio lo trasforma cambiandogli il nome: Ab [padre] ra [moltitudine] ham [popoli]. Abbiamo una estensione della sua paternità su tutta l'umanità, ed abbiamo la circoncisione come un segno spirituale di appartenenza a Dio.

LA MONOLATRIA PRIMITIVA

Nella fase più antica, quella dei patriarchi, troviamo non il monoteismo (=affermazione di un solo Dio) ma la monolatria (=adorazione di un solo Dio, escludendo l'importanza ma non l'esistenza di altre divinità). Dai patriarchi a Mosè, il nome di Dio è El (plur. Elohim), nome comune per designare la divinità di tutti gli altri popoli vicini. Dopo Mosè, si usa il nome rivelato sul Sinai: YHWH. E' un Dio che chiama ad uscire dalla "schiavitù", che dialoga e che promette di impegnarsi per il futuro, misterioso, trascendente, intransigente e geloso, un Dio personale, amico dell'uomo e di questo preciso uomo, Abramo.

IL DIO DI MOSÈ

1250 a.C.( Es.) Interviene a difesa del popolo schiavo e rivela il suo nome: "Io sono colui che sono e sarò con te; Io sono e sarò con te, perché pienamente e stabilmente Io sono colui che è". Dio è stabilità di essere e di vita, Dio è unico ed è trascendente rispetto alla storia e ai luoghi, Dio è presenza operante nel tempo.

STIPULAZIONE DI UN'ALLEANZA SUL SINAI: il decalogo

DALLA MONOLATRIA AL MONOYAHWISMO

Dopo l’incontro personale tra Mosè e YHWH, per Israele gli altri dei sono nulla, andiamo così verso il monoteismo pratico e teorico. YHWH dimostra di essere fedele, ma non così l’uomo che cede di pronte alla prova. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è tre volte santo: sovranamente misterioso (Es.33,17-23), moralmente perfetto (Es.11,44), misericordioso (Es.34,6), geloso (Es.20,1-11). Grazie a YHWH Israele diventa un popolo, nella libertà e nella solidarietà.

I PROFETI RICHIAMANO IL POPOLO ALLA FEDELTÀ A YHWH

RAFFORZAMENTO DEL MONOYAHWISMO,

ELIA (800a.C.) ed ELISEO

1Re 18,17-40: Elia sfida con i sacerdoti di Baal sul monte Carmelo, mentre contro il sincretismo (assemblaggio di varie teorie religiose) GIOSIA (621a.C.) attua le riforme religiose. La purezza del rapporto con Dio è espressa da Dt.6,4-5.14-15: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Non seguirete altri dèi, divinità dei popoli che vi staranno attorno, perché il Signore tuo Dio, che sta in mezzo a te, è un Dio geloso; l'ira del Signore tuo Dio si accenderebbe contro di te e ti distruggerebbe dalla terra".

YHWH COMUNICA LO SPIRITO.

Quando YHWH comunica, lo fa attraverso la parola e lo spirito. L'uomo è vivo perché YHWH gli comunica il suo soffio: Sal 104. Grazie allo spirito, l'uomo può essere interlocutore di Dio: nello Spirito si realizza la comunicazione e la comunione tra Dio e l'uomo. Nello Spirito si realizzerà una nuova alleanza: Ez.36,24-28 "porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere e mettere in pratica le mie leggi". Una particolare effusione di Spirito è promessa ad un Unto: Is.11,12: "Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore".

YHWH È PADRE

Os.11,1; Ger.31,9. Non solo perché genera, ma perché liberamente sceglie Israele come figlio. Amore paterno: hésed, fedeltà di due uomini che stipulano un'alleanza, ed amore materno: rahamím, amore tra una madre e il frutto del suo grembo (Os.11,8).

YHWH È SPOSO.

Os 2,16-18.21-22.25; Ez 16,1-15; Is 62,5: "Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo creatore".

YHWH SOFFRE

COL SERVO SOFFERENTE E CON OGNI UOMO.

I quattro carmi del Servo sofferente (a:Is.42,1-4; b:Is.49,1-6; c:Is.50,4-11; d:Is.52,13-53-12), indicano che si tratta di una persona futura a cui è affidato un ruolo di mediazione e di espiazione, per la salvezza del popolo. YHWH è accanto alla sua sofferenza, anzi in essa si realizza l’intimità della Sua presenza.

LA RICERCA DEI SAPIENTI. 400-450 a.C.

DANIELE.

L’incoraggiamento nella tribolazione supera le apparenze, perchè Dio è il Signore del cosmo e tiene saldamente in mano le redini della storia, conducendola all'adempimento delle promesse. Mediatore è il "Figlio dell'Uomo": Dn. 7,9-10.13-14

DIO

(Schema della Summa Theologiae di S. Tommaso d'Aquino)

Dio in se stesso è unità.

LA CREAZIONE

è il frutto della esuberanza divina, gioiosa e amorosa, gratuita. Dio infatti è misericordioso e donatore, bisogno e ricchezza di riversare l’esuberanza della sua felicità; riversare se stesso. Dio ha creato una ricchezza ordinata e completa. Per questo gli angeli, sono logici sul piano intellettivo, perché rappresentano il normale prolungamento di tutto il cammino evolutivo. Gli angeli sono puro spirito, posti al di la delle categorie di spazio e tempo, o di necessità materiali. Poi abbiamo avuto l'opera dei sei giorni, e con questa: l'uomo. Ora all’uomo, collaboratore di Dio, si pone il compito di GOVERNO DEL MONDO e questo al fine di rendere reale la sua libertà. L’uomo quindi è libero di gestire il mondo e se stesso. Ora diventa consequenziale pensare alla causa finale dell’uomo: DIO!

FINE ULTIMO E SUPREMA BEATITUDINE DELL'UOMO.

Il godimento di Dio stesso rientra per l’uomo in un progetto d’amore e rientra nella volontà divina di farsi dono per l’uomo. Tuttavia, l’uomo ha bisogno dei MEZZI per il raggiungimento di questo FINE. In particolare coloro che vivono la vita dello spirito sono arricchiti di: virtù teologali, virtù cardinali, carismi, vita attiva e contemplativa, stati di perfezione. Tutto questo viene seguito dalle singole chiese monoteiste attraverso dei segni che preparano il credente alla VITA ETERNA. Nell’opera della creazione distinguiamo sia le creature puramente spirituali: angeli (qq. 50-64) o demoni; sia le ceature puramente biologiche o puramente corporali: l'universo (qq. 65-74); sia in ultimo l'uomo: composto di spirituale e corporeo qq. 75-102. Dio si impegna alla conservazione delle creature (qq. 103-119) attraverso la collaborazione dell’uomo, ma questi spesso accecato dal suo orgoglio diviene tanto stupido da sceglie la collaborazione del suo invidioso antagonista: il demonio. Analizziamo i vari stadi della vita spirituale vissuta nell’amicizia con Dio. L’incontro di queste due coscienze libere e buone genera tutta una serie di frutti spirituali, sia per qualità che per intensità a seconda dell’amore che attira sempre più la creatura al suo creatore.

A. Virtù teologali

(con vizi e doni)(qq.1-46)

1. fede/incredulità;

2. speranza/disperazione;

3. carità/egoismo.

B. Virtù cardinali

(con vizi e doni)(qq.47-170)

1. Prudenza;

2. Giustizia;

3. Fortezza;

4. Temperanza.

C. Grazie liberamente date

(qq. 171-178)

1. per la conoscenza;

2. per parlare;

3. per miracoli.

D. Forme di vita

(qq. 179-182)

1. contemplativa; 2. attiva; 3. mista.

L'UOMO ALLA LUCE DELLA PAROLA DI DIO

L'ANTICO TESTAMENTO è in Gen. 1,26-27 un inno a Dio Creatore. I sette giorni della creazione sono una liturgia della luce che si compie e si rivela. Dio è autore della realtà ed essa è buona. Il mondo è il grande cantiere, ed il grande tempio di Dio. L'uomo è posto in relazione con Dio perché è a sua immagine e somiglianza. L'uomo è costituito da varie relazioni: relazione sociale (non all’insegna della sopraffazione reciproca) con inizio nel rapporto maschio-femmina; relazione cosmica perché è chiamato a dominare la terra, ma nell'obbedienza al volere di Dio; relazione storica come fedeltà alla creazione, cioè all'opera iniziata da Dio e come luogo e presupposto dell'alleanza con Dio.

L'UOMO IN DIO

DIO ABITA IN NOI PER CONDURRE E DIFENDERE LA NOSTRA VITA E PER AIUARCI A SUPERARE LE DEBOLEZZE DELLA NATURA CADUTA E INTRODURCI ALLA VITA DIVINA.

L'ADULTO DEVE PREPARARSI A RICEVERE QUESTA COOPERAZIONE ATTRAVERSO LA FEDE.

PER QUESTA PARTECIPAZIONE DIO CI DÀ LA REMISSIONE DEI PECCATI, IL RINNOVAMENTO DELL'UOMO INTERIORE, LA SANTIFICAZIONE E LA FIGLIOLANZA.

IL RINNOVAMENTO INTERNO È UN OBBLIGO DI OGNI VITA ONESTA. IL CREDENTE CERCA DI ESSERE PERFETTO COME IL PADRE CELESTE, E LOTTA CONTRO LA CONCUPISCENZA A CAUSA DEL DONO DELLA VITA ETERNA.

DIO VUOLE LA SALVEZZA DI TUTTI. PERCIÒ VUOLE CHE TUTTI ARRIVINO ALLA ATTUAZIONE DELLA VERITÀ.

MA CONCEDE LA SUA BENEVOLENZA A TUTTI QUELLI CHE VIVONO SECONDO LA LORO ONESTA COSCIENZA.

DALL’ESPERIENZA UMANA SU DIO DEDUCIAMO:

Dio è il principio universale ed unico, dinamico e intelligente che governa il mondo e gli uomini. DIO è IL PUNTO DI CONVERGENZA, la coscienza evolutiva di tutte le ricerche umane sulla divinità, comunque fondate su un dato rivelato. Le religioni hanno sempre cercato risposte agli interrogativi ultimi dell'uomo, alla luce di un mistero che è al di là delle cose; con l'intuizione di un Altro che è oltre il sensibile materiale.

Nelle Religioni monoteistiche si afferma un Dio unico, creatore, personale e buono, che entra in dialogo con l'uomo, queste sono: Giudaismo, Zoroastrismo, Cristianesimo, Islam, Alcune forme di induismo.

Tensioni del monoteismo:

-1. rendere vicino il trascendente con la presenza nell'uomo.

-2. colmare la distanza uomo-Dio attraverso mediatori.

-3. trovare fuori di Dio le radici del male.

-4. armonizzare la sovranità di Dio e la libertà dell'uomo.

-5. necessità di categorie per raffigurare il Totalmente Altro.

LA NEGAZIONE DI DIO

L'ateismo e le quasi religioni: [GS 19-21] "L'ateismo va annoverato tra le realtà più gravi del nostro tempo": - Dio non c'è; - c'è, ma non siamo in grado di dire niente di lui; - non serve, non ha senso; - c'è, ma è molto diverso dal Dio del Vangelo; - se c'è il male Dio non c'è, o non è buono, o non è più potente del male; - Dio è incompatibile con l'autonomia della natura.

panteismo: identificazione tra Dio e mondo (G. Bruno, B. Spinoza).

deismo:

- Dio 'orologiaio', tanto trascendente da non agire nel mondo(Th. Hobbes, J. Locke);

- Dio è un ostacolo allo sviluppo umano, è una proiezione dell'uomo (S. Freud);

- Dio è una proiezione dei rapporti socioeconomici (K. Marx);

- Dio è una proiezione del risentimento contro la vita (F. Nietzsche).

Condannare l'ateismo non è sufficiente,

occorre dialogare con gli atei. I punti fermi del credente sono:

1- Dio non si oppone alla dignità dell'uomo, ma ne è il fondamento;

2- La speranza dell'aldilà non esonera dall'impegno nel mondo, ma lo esige;

3- Esporre le ragioni della fede e dare una testimonianza luminosa.

Le quasi-religioni

sono:

Scienza, ideologia, politica, progresso, società perfetta, arte. Se assolutizzati sono tutti idoli che conducono ad uno sviluppo parziale della persona riducendola al raggiungimento della carriera, del potere, ecc... insomma, di obbiettivi inferiori.

ESPERIENZA E CONOSCENZA DI DIO

L'ESPERIENZA RELIGIOSA.

La conoscenza di Dio deve basarsi sull'esperienza. Bisogna discernere e non confondere la presenza di Dio, con la percezione della presenza di Dio (LO SPIRITO DIABOLICO SPESSO SI TRAVESTE AL FINE DI INGANNARE E DI DARE UNA DISTORTA ESPERIENZA DI DIO, affinché LE ANIME, INTIMORITE NON SIANO ATTRATTE DA DIO COME INVECE è NATURALE). L'esperienza religiosa è autentica quando è sempre storicizzata e verificata dalla relazione uomo-mondo, e quando non è mai data per definitiva, senza parzialità, ma con una apertura che è ascolto dei tempi e servizio all'uomo.

IL SACRO

è dato sia dall'esperienza indiretta, che da quella diretta. Ci si apre al sacro attraverso:

l’esperienza che io sono unico e irripetibile;

l'esperienza dell'ordine e del disordine, che si constata in sé e nel mondo;

l'esperienza del mio limite e dell’inesauribilità dell’universo;

l'esperienza del mistero della transitorietà e relatività delle vita;

l'esperienza della: gioia- dolore- angoscia- conforto- fedeltà-noia- morte.

Da tutto ciò è comprensibile come l'uomo abbia l'aspirazione all'infinito, l'uomo come tale è apertura al mistero. L'uomo è colui che interroga la propria realtà. L'orizzonte dell'uomo è un mistero, esso è fondamento della sua esperienza, della sua ricerca. Mistero significa non solo enigma, ma soprattutto armonia di contrasto, ambivalenza... CONOSCENZA DI DIO è il nome che possiamo dare a questo mistero, a questo evento personale! Dimostrare Dio è al tempo stesso un invito motivato a credere nella libertà e a comprendere le dimensioni dell'amore a cui un uomo può spingersi.

TEOLOGIA CONTEMPORANEA

KARL RAHNER E IL SECOLO VENTESIMO

(rielaborazione libera e personale)

La teologia non si compie nella ripetizione automatica e neutrale del kerygma (MESSAGGIO RIVELATO), ma vive della corrente che, senza mai cessare, dal dato della fede come custodito dalla Comunità dei credenti, fluisce al contesto culturale in cui l'annuncio deve essere nuovamente posto, attraverso la mediazione del teologo che -vivendo la propria personale esperienza di fede all'interno di una determinata comunità ecclesiale ed esercitando il proprio ministero a servizio di essa- interpreta la memoria ufficiale dell'evento, per tradurlo nelle categorie dell'ambiente a cui è diretto. Si realizza così un pluralismo teologico, nelle sue varie espressioni. Non ci stupiremo, pertanto, se anche ad una questione apparentemente astratta, avvolta nel freddo cristallo della speculazione, e dunque insensibile al corso della storia, siano invece state date risposte diverse, ma non opposte, nello svolgersi dei secoli. Interpelleremo dunque il XX secolo sul quesito oggetto della nostra ricerca, approfondendo in modo specifico la posizione di Karl Rahner(Riguardo al panorama teologico del secolo ventesimo segnaliamo, nell'abbondante bibliografia, R. V. Gucht - H. Vorgrimler (edd.), Bilancio della teologia del XX secolo, Roma 1972; A. Marranzini (ed.), Correnti teologiche post-conciliari, Roma 1974; D. Ford (ed.), The Modern Theologians. An Introduction to Christian Theology in the Twentieth Century, Oxford - New York 1989; C.E.R.I.T. (ed.), I Cristiani e le loro dottrine, Brescia 1990; R. Gibellini, La teologia del XX secolo, Brescia 1992. Per lo sfondo culturale e filosofico, N. Abbagnano - G. Fornero, Storia della filosofia, IV: La filosofia contemporanea, Torino1991). Preliminarmente dobbiamo però notare che sulla trama complessiva della teologia odierna si possono individuare due approcci al discorso su Dio. Un primo approccio, che potremmo definire "dall'alto", manifesta sfiducia verso il parlare umano su Dio. Occorre lasciare che sia Dio a parlare di se stesso, rispettando intatta la sua alterità, cioè in ultima analisi la sua divinità. È evidente dunque che il primato assoluto venga conferito al dato della Rivelazione, custodito nella memoria vivente della Chiesa. Il metodo ha uno stile piuttosto deduttivo, che parte cioè dalle premesse della Scrittura o del Magistero e ne sviluppa tutte le possibili implicazioni. Nel cammino dal noto al meno noto, resta tuttavia un pò in ombra la ricchezza della storia col suo vivo travaglio e il pluralismo di interpretazioni concorrenti che già nel dato normativo possono essere rintracciate. Si annodano attorno a tale corrente Barth, Bonhöffer, von Balthasar. Nel Magistero cattolico tale approccio viene adoperato ad esempio dalla Lumen Gentium. L'altro approccio è invece "dal basso", sottolinea l'apertura all'assoluto e rappresentano in qualche modo una predisposizione a riceverne l'irruzione. Si sottolinea ora il contesto, l'ambiente storico, culturalmente e geograficamente caratterizzato, in cui il kerygma(messaggio di salvezza) dev'essere incarnato. Nello stile induttivo di tale metodo prevale un atteggiamento più ottimista nei confronti della cultura e dell'esperienza, una disponibilità fiduciosa a coltivare il dialogo e a restare in contatto con la realtà. Possiamo additare in Schleiermacher il primo anello moderno di una tale linea, Gogarten e Theilard de Chardin, per arrivare sino alla teologia della liberazione dei giorni nostri. Nell'ambito magisteriale, è un bel campione la Gaudium et Spes (Cf. le considerazioni sul metodo in J. Dupuis, Introduzione alla cristologia, cit., spec. 12-16.).

La figura e l'opera di KARL RAHNER

(Liberamente sintetizzato e rielaborato)(Cf. per una biografia soprattutto intellettuale H. Vorgrimler, Comprendere Karl Rahner. Introduzione alla sua vita e al suo pensiero, Brescia 1987. Interessante è anche l'intervista a sfondo biografico a cura di M. Krauss, La fatica di credere, Roma 1986.) Il metodo trascendentale di Karl Rahner: nella teologia di Rahner alcune potentissime intuizioni determinano una struttura concettuale assolutamente unica per originalità e per la fecondità degli sviluppi possibili. Anche Heidegger sottolinea che l'interrogativo fondamentale della metafisica, quello sull'essere, è contemporaneamente anche un interrogativo su colui che pone la domanda, e dunque sull'uomo. Alla luce di tali premesse, Rahner sostiene che gli enunciati fondamentali della fede non possono essere presentati in un modo estraneo alla mentalità e alla cultura dell'uomo contemporaneo, perché comunque nelle affermazioni di fede l'uomo viene co-affermato. Ogni affermazione su Dio è infatti anche un'affermazione sull'uomo. Il metodo trascendentale significa dunque tenere presenti le strutture antropologiche, per rendere più comprensibili i contenuti teologici; "significa chiedersi di fronte a qualunque oggetto dogmatico anche quali siano le condizioni della sua conoscibilità nel soggetto" (K. Rahner, Teologia e antropologia, in: Nuovi Saggi III, Roma 1969, 47.).

Ci si pone con la Rivelazione alle spalle, e alla luce della Rivelazione stessa si scoprono le corrispondenze tra la Parola di Dio e la struttura di colui che è destinato ad esserne l'uditore[i chiarimenti in rapporto alla cristologia, ma generalizzabili all'intera opera rahneriana in J. Dupuis, (Introduzione alla cristologia, cit., 41. Cf. anche K.-H. Weger, Karl Rahner. Eine Einführung in sein theologisches Denken, Freiburg)]. Accorgersi della corrispondenza tra il soggetto e l'oggetto della teologia aiuta a intendere meglio entrambi:

1. L'uomo.

Viene inteso non in senso astratto, ma specifico e quotidiano: l'uomo come ciò che è ciascuno di noi, nel modo in cui ci sperimentiamo a partire dalla nostra interiorità o dal contatto con gli altri. Ora, l'uomo è definibile in molti degli elementi singoli da cui risulta costituita la sua identità, e le scienze moderne hanno registrato progressi vertiginosi nella scrutazione degli svariati aspetti particolari. Rimane però indefinibile nella sua essenza, insuscettibile di essere circoscritto in ciò che ne qualifica l'identità profonda. L'uomo è per essenza un mistero, non però nella forma originaria di questo, ma in quanto orientato a questo. L'uomo è dipendenza dal mistero nella sua pienezza, è orientamento al Dio incomprensibile, e in tanto può comprendere se stesso, in quanto sviluppa tale radicale dipendenza col "Santo Mistero" che è Dio. "La trascendenza che noi siamo e facciamo, avvicina l'esistenza nostra e di Dio entrambe come mistero" (K. Rahner, op. cit., 99. Il mistero non va qui inteso come un enigma in attesa di soluzione, ma come un dato che esiste proprio in qualità di impenetrabile, e da accettare nell'amore. Cf. K. Rahner, Sul concetto di mistero nella teologia cattolica, in Saggi teologici, Roma 1965, 391-465.). Se dunque la natura umana è definibile come indefinibile, come dipendenza radicale dal mistero di Dio, tanto più essa si realizza quanto più si sviluppa nella propria apertura all'Incomprensibile. L'uomo tanto più diventa se stesso, quanto più si apre a Dio. "Ma questo appunto accade e riesce in misura insuperabile e nel rigore più radicale, quando questa natura donandosi al mistero della pienezza è così privata di sé da divenire Dio stesso. L'incarnazione di Dio è perciò l'unico caso supremo della realizzazione essenziale della realtà umana, realizzazione consistente nel fatto che l'uomo è, donando completamente se stesso"(K. Rahner, Teologia dell'incarnazione, cit., 101-102.). La capacità di ricevere Dio costituisce l'essenza dell'uomo e giunge ad esplicarsi nel grado massimo nell'unione ipostatica, ove non soltanto l'uomo si apre a Dio, ma Dio prende in sé l'uomo. Tra l'unione ipostatica e l'auto-comunicazione divina nella grazia e nella visione beatifica intercorre una differenza che investe non il contenuto promesso, ma il latore e i destinatari della promessa [K. Rahner, La cristologia nel quadro di una concezione evolutiva del mondo, cit., 178: "l'Unione Ipostatica (...) non si differenzia dalla nostra grazia per via di quanto in essa è espresso, che è in entrambi i casi (anche in Gesù) la stessa identica grazia, ma proprio per il fatto che Gesù costituisce la profferta fatta a nostro vantaggio; e noi a nostra volta, non siamo tale profferta, bensì i beneficiari della profferta di Dio"].. Rahner avverte a questo punto l'insorgenza di due pericoli. Il primo è quello di ritenere che l'incarnazione sia un qualcosa di deducibile a priori, indipendentemente da un atto soprannaturale. Il secondo pericolo è credere che l'unione ipostatica possa realizzarsi in ogni uomo. Entrambe le tentazioni vanno respinte. Resta però vero che l'uomo si colloca in attesa dell'avvenimento che in Dio stesso conduca a compimento la propria natura. Egli scorge nella propria struttura una tale profonda aspirazione, e resta in preghiera perché questa venga colmata. Così che quando i suoi occhi incontrano gli occhi di Dio, l'uomo scopre un evento imprevedibile rispetto al 'come', al 'dove', al 'quando', ma non rispetto al 'che cosa '.

2. Il divenire di Dio.

La fede professa Dio come colui che è, insuscettibile di divenire, perché non bisognoso di conseguire per mezzo del mutamento, nel passaggio dalla potenza all'atto, ciò che egli già eternamente è. Tale fede, ch’è anche una tesi di filosofia teista, non si scontra col dato biblico, perché Dio entra nella storia degli uomini, le due storie si incontrano e si incarnano, da quest’incontro nasce: LA STORIA DELLA SALVEZZA.

"La storia dello sviluppo di questa realtà umana diviene la Sua storia, il nostro tempo il tempo dell'eterno, la nostra morte la morte dello stesso Dio immortale" ( K. Rahner, Teologia dell'incarnazione, cit., 108. Il corsivo è nel testo). La precomprensione filosofica di Dio, descritto da una metafisica di attributi astratti, deve piegarsi alla realtà che Dio stesso di sé rivela nella storia della salvezza.

3. L'uomo come cifra di Dio. Ebbene, la creatura è la grammatica di una possibile autodichiarazione di Dio, "Di qui si potrebbe definire l'uomo come ciò che sorge allorché l'autoespressione di Dio, la sua Parola, il verbo abbreviato di Dio. L'abbreviazione, la cifra di Dio è l'uomo. Se Dio vuol essere non-dio, sorge l'uomo, proprio lui e null'altro". Giunge così a felice compimento il proposito rahneriano di mostrare che l’uomo credente non solo non si contrappone a Dio, ma annuncia Dio come il fondamento e il compimento assoluto dell'uomo.

LA SOFFERENZA

Il dato di fatto dell'esistenza del dolore umano è un punto cardine di ogni filosofia e di ogni religione. Constatiamo come il cosmo non è fatto solo di ordine ma anche di disordine. Ma una visione troppo positiva dell'essere divino, ed estranea alla pur minima negatività, cioè un Dio che appare radicalmente estraneo al disordine e alla morte, e radicalmente legato invece alla compostezza della quiete e dell'ordine, pone degli ulteriori interrogativi. Se la sofferenza umana non viene da dio, qual'è il senso peccato-sofferenza-morte. La conclusione è ovvia: scegliere il peccato significa scegliere il proprio male, l'origine del male esistente nella nostra storia non è da ricercare in Dio, bensì nella libertà dell'uomo. L’illusione dell'uomo di fare da sé, di bastare a se stesso. Il dolore è la 'cifra' dell'uomo e della sua peccaminosità.

LA SOFFERENZA UMANA

È LEGATA ALLA LIBERTÀ E AL PECCATO DELL'UOMO.

Una sofferenza che dipende dalla cattiveria, dalla disattenzione, dall'incuria dell'uomo, frutto di un atteggiamento egoistico. O nella migliore delle ipotesi una sofferenza legata al limite dell'uomo, al suo essere incapace di provvedere a tutto. Ma la sofferenza non è sempre il castigo di Dio per il peccato dell'uomo, avvolte rappresenta il premio d’amore concesso all’innocente che con la sua offerta permette il recupero di chi si era perduto. Dobbiamo essere attenti alle nostre responsabilità verso il dolore innocente esistente?

ANCHE SE LA SOFFERENZA UMANA DERIVA DAL MALE.

Il male esistente nel mondo non è ineluttabile, non ci si deve rassegnare, non deriva da qualcosa di assoluto e inevitabile. Dio non è un burattinaio, l'uomo non è un burattino. Ciò che Dio veramente permette e vuole è precisamente anche l'autonomia del cosmo e delle sue leggi, la libertà dell'uomo. La Provvidenza agisce all'interno della libertà, che l'uomo è chiamato a vivere responsabilmente.

AUSCHWITZ

sembra essere una tesi dell'ateismo, ma questa tesi non risolve il problema: lo dissolve. La protesta contro la sofferenza è sensata solo se si sente che la sofferenza non dovrebbe esserci.

[Dio non vuole la sofferenza, la permette solo perché ha dotato l’uomo di libertà. La libertà dell’uomo quando si incontra con la libertà di Dio colloca la sofferenza sempre in un progetto d’amore, così amore e sofferenza rappresentano un binomio inscindibile.]

IL MONDO ESISTENTE

è la dinamica azione dell'opera di Dio, il quale chiama l'uomo a collaborare, quindi la creazione di Dio necessita della libertà dell'uomo, affinchè si instauri la vittoria sul male e sul disordine. Certo questa libertà imperfetta e limitata, può essere usata male, ma la tensione è sempre verso il progetto escatologico di Dio, cioè una creazione continua che va verso il suo compimento definitivo. DIO è comprensibile non primariamente a partire dall'ordine dell'universo, ma a partire dalla storia della salvezza: Dt 26,5 ss.

LA SOFFERENZA UMANA E IL PROGETTO DI REDENZIONE

Normalmente non occorre cercare il dolore, ma accettarlo per amore. Gesù, infatti, non ha cercato direttamente la sofferenza, ma l'ha combattuta. Ha accettato la sofferenza che nasceva dalla lotta contro la sofferenza: la croce di Gesù è il prezzo inevitabile purtroppo della fedeltà e dell'amore. La croce è la risposta del mondo a chi lotta per la pace e la giustizia.

NON SOLO SOPPORTARE IL DOLORE, MA COMBATTERLO

Combattere il peccato per alleviare la sofferenza, questo è il compito della civiltà. La speranza cristiana non si edifica sulla rovina dei beni materiali, ma ha bisogno di questi, per portare a termine la sua missione. Chi non ama la vita, non può amare né Dio né il prossimo. Mc 8,31 ss: “è necessario che il Figlio dell'uomo soffra molto... perché possa compiersi la salvezza”. Gli uomini attribuiscono a Dio la sofferenza, Gesù insegna a riconoscerla come opera del maligno e non del Padre.

NON SOLO COMBATTERE IL DOLORE, MA "COMPRENDERLO"

Gesù non ha cercato direttamente la croce, ma incontratala l’ha assunta. Il sofferente che grida nell'agonia è in Dio. Eb 2,18; Eb 5,7-9.

L'ONNIPOTENZA DI DIO,

appare anche come un'onnipotenza crocifissa: non quella dello strapotere, non quella della bacchetta magica, ma quella che creerà la libertà e l'autonomia dell'uomo. Certo la potenza di Dio può imporsi contro ogni cosa, ma non dobbiamo dimenticare che ci troviamo di fronte alla potenza dell'amore, che dà spazio all'uomo e al mondo nella libertà e si prepara per il giudizio, ovvero per il castigo o il premio. Un'onnipotenza risuscitante, (per questo le vittime del male sembrano in apparenza perdenti) che dalla morte sa far scaturire la vita: apre prospettive lì dove l'uomo sofferente e miope non ne vede alcuna. Attraverso la responsabilità e l'impegno, l'onnipotenza della condivisione apre dimensioni immensamente inimmaginabili. LA GIUSTIZIA DI DIO si impegna anche su questa terra a dare a ciascuno il suo ed a mantenere gli impegni assunti con i suoi amanti. Divina nasce la vita dall'amore perché esso è a misura di Dio. Il nostro compito è credere e testimoniare che l'amore è presente nel mondo e che questo amore è più potente di ogni forma di male. Il peccato è il tentativo non riuscito di scardinare il piano di Dio, ma questo è impossibile per il fatto che il peccato è avvolto in un amore più grande: il perdono. Scardinare il piano di Dio è impossibile, scardinarsi però dal piano di Dio è tragicamente possibile per il rispetto che Dio ha della libertà dell'uomo. In Eb 12,5-11 si afferma: "Non è un Dio ostile, ma un Padre che ama". In Gc 1,13 si afferma: "L'amore di Dio non mi protegge da ogni sofferenza, ma mi protegge in ogni sofferenza".

ATEISMO IN NOME DELL’AUTONOMIA DELL’UOMO

- Immanuel Kant

fa di Dio solo un bisogno psicologico, giunge così a negarne l’esitenza. “La libertà dell’uomo, la sua aspirazione di felicità si colmano soltanto in Dio; ma ci basta il Dio per noi, non ci serve il Dio in sé”.

- Per L. Feuerbach,

l’alienazione dell’uomo si proietta nell’idea di Dio. La prova della mia esistenza mi viene solamente dai sensi, ed esistere in pienezza è faticoso. Per superare questa fatica l’uomo religioso si inventa un Dio, proiettando in uno Spirito illimitato l’angoscia per il proprio limite, il proprio vuoto in un Dio ricco, la paura della morte in un Dio vivo, la mancanza d’amore in un Dio amante ed amabile, l’ingiustizia sociale in un aldilà di giustizia e beatitudine: ciò che l’uomo non è ma desidera essere, è il suo Dio. Anziché ripiegarsi su se stesso, l’uomo deve uscire e rivolgersi all’altro necessariamente “Homo homini Deus”. Dall’egoismo soprannaturale si deve passare all’altruismo naturale, filantropico e umanitario.

- K. Marx,

La religione oppio dei popoli. Non tanto Dio, la cui non esistenza si da per scontata, quanto la religione è una minaccia per i popoli che sono l’unica e la vera religione di se stessi. L’uomo deve conquistarsi la salvezza, senza attendersela da nessuna fonte. Provvisoriamente può essere utile, perché esprime figuratamente il disagio dell’uomo, e può indirizzarlo nella stessa direzione verso cui lo spinge la rivoluzione. Ma può anche impigrirlo, lasciandolo in una felicità illusoria, appunto come oppio dei popoli. Dio non merita neanche il disprezzo, gli si offre la micidiale indifferenza. Dio è taciuto, si parla (materialismo dialettico) della materia -natura vivente- processo di antagonismi e armonie, che porta all’umanizzazione dell’uomo e alla naturalizzazione dell’umanità. Soggetto della salvezza è il proletariato, modello è la società senza classi. Dunque, poiché l’uomo è creatore di se stesso, l’ateismo è una premessa indispensabile all’utopia marxista. Il marxismo è stato un incendio perché:

1. è stata occultata l’eredità biblica, il primato dell’uomo sul capitale;

2. la chiesa ha visto il disagio sociale in modo caritativo e non strutturale;

3. la chiesa e la società non hanno elaborato quelli strumenti indispensabili per venire incontro alle frustrazioni delle classi operaie ed ai loro legittimi diritti. Così trovandosi esagerata la dimensione sociale; la problematica dell’individuo è stata liquidata! Liquidato l’individuo, si è liquidato l’uomo ed anche Dio, anche lui infatti è un individuo.

- Nietzsche,

Il superuomo al di là del bene e del male. Dio è legato alle proibizioni che frustrano la vitalità dell’uomo, si muovono critiche e obiezioni sul piano intellettuale, ma soprattutto su quello esistenziale. Si rifiuta la metafisica, invenzione di Platone che ha creato un Dio-idea, supremo, immobile, lontano. L’Ebraismo ha aggiunto un fardello di legalismo e moralismo. Questa è la religione della massa: il Cristianesimo, che altro non è che il platonismo del popolo. In realtà il Dio sulla croce è visto come maledizione della vita e come limitazione delle sue espressioni. Secondo Nietzsche le masse non seguono lui, secondo i cristiani invece non c’è una sovranità superiore. Ma Gesù è stato una persona eccezionale, ha vissuto in pienezza l’amore, altro che limitazione del proprio essere, nessuno ha una pregnanza ed una espressività vitale come la sua. Dietro di lui tanti cristiani eccellenti, come l’idiota di Dostevskij, e hanno dato senso all’umanità con il loro amore innocente hanno permesso un futuro alla loro stanca ed assurda quanto disumana società.

NICHILISMO:

per Nietzsche non esiste alcuna verità, Dio è morto. Per vivere in pienezza ed in libertà è indispensabile solo l’ingegno di un SUPERUOMO che crei il senso a partire dal niente, con la sua volontà di potenza: al di là del bene e del male, gettandosi tutte le alienazioni alle spalle. Aneliamo pure a DIO, ma un Dio nuovo, un Dio che sappia danzare: non Zeus, non JHWH, ma Dioniso, questo è il Dio di cui abbiamo bisogno.

Critica: il nichilismo è solo una conseguenza dell’ateismo, però il problema di Dio non è risolto, si critica un’immagine di Dio, ma si anela intensamente ad un altro volto di Dio. Ci chiediamo:

1. Come si può rinunciare all’ontologia per la mitologia?

2. Come si può non determinare e non decidere tra il bene e il male?

3. Come accettare un Dio morto, che non abbia una via di salvezza per l’uomo?

- S. Freud, «Dio, una proiezione dell’inconscio»: La religione è nociva all’uomo adulto ed evoluto. Nell’uomo c’è l’inconscio, questo è anteriore all’io cosciente. Come da bambini c’è bisogno di appoggiarsi al padre, per poi emanciparsene, così può essere anche utile Dio in una prima fase, ma poi bisogna staccarsene, altrimenti ritarda lo sviluppo normale e costituisce una patologia.

Critica: 1. Non sembra che tutti gli uomini e le donne ‘religiosi’ siano stati degli psicopatici; al contrario, hanno promosso l’umanizzazione del mondo; 2. Dio è soltanto una proiezione dell’inconscio umano? Non ci sono spazi per il contatto con una realtà ‘oggettiva’? Dove nascondere quella incredibile produzione culturale e umanitaria su cui si è potuta costruire la nosta modernità? 3. Quale ideale antropologico presentare per la promozione dell’uomo? L’uomo riuscito bene per Freud è solo un’animale sano e consapevole di essere solo un animale?

- Camus,

«Dio e il problema del male». Già Diagora di Melo V secolo a.C. aveva negato gli dèi con lo stesso procedimento deduttivo. Se Dio c’è, e c’è il male, o non è buono, o non è onnipotente. Dio non c’è, perché c’è il male! Sul piano esistenziale la vita è insensata, sul piano fisico sono assurdi il dolore e la sofferenza e ad essi non può esserci riscatto, sul piano morale la menzogna, la violenza e l’ingiustizia hanno una prevalenza. Critica:

1. - occorre prendere visione dell’esistenza del male;

2. - ma occorre adottare delle misure per ridurlo efficacemente;

3. - si cerca la salute, più che la salvezza, ma la salute è un bene effimero;

4. - una santità senza Dio? Ma la santità come produzione dell’uomo è crudele.

STILE DELLA RISPOSTA ALL’ATEISMO

L’ateismo, chiarisce certe rappresentazioni che ci facciamo di Dio, ma non ci dice niente su Dio, sostituisce Dio con l’umanità. Ma è proprio questa finitudine costitutiva che spingerebbe l’uomo alla ‘proiezione’ per superare le sue paure, creandosi un Dio. Ma proprio questa finitudine è l’indice che l’uomo non è sufficiente a se stesso. Questa finitudine dimostra proprio che l’antropologia non può sostituire la teologia. Pio IX nel Sillabo condanna il panteismo, il deismo e l‘indifferentismo; nel Dei Filius, condanna l’ateismo.

-MODELLO APOLOGETICO:

1 - Controbattere colpo su colpo, 2 - Motivare la fede (apologia),

3 - Antico Testamento: (Sal 14,1; 10,4; 36,2 / Sap 13,5),

4 - Nuovo Testamento: (Rom 1,18-20 / At 14,14-16; 17,26-29 / Ef 2,12; 4,17-19).

L’ateismo è il non riconoscere il vero Dio, per questo è sempre un atto d’idolatria.

S. Anselmo: “se si concepisce Dio, egli deve essere esistente”.

S. Tommaso: “per la salvezza è necessaria una fede esplicita”. La mancanza di fede è sempre una condizione colpevole, perchè a tutti Dio concede una illuminazione interiore. L’uomo adulto, nella sua maturità deve riflettere spontaneamente su argomenti di natura esistenziale, così facendo, la grazia lo condurrà spontaneamente alla fede.

-MODELLO DIALOGICO:

proposto dal Vaticano II, GS 19-22

1 - Chi non segue coerentemente la propria coscienza, è in colpa;

2 - Anche i credenti possono dare scandalo;

3 - Occorre dialogare con gli atei, cercando di comprendere le loro ragioni;

4 - Dio non si oppone alla dignità dell’uomo, ma ne è il fondamento;

5 - La speranza dell’aldilà non esonera dall’impegno nel mondo, ma lo esige;

6 - Esporre la dottrina cristiana e darne una testimonianza luminosa.

E’ necessario dare una descrizione differenziata dell’ateismo, ed è opportuno fare attenzione agli impulsi positivi. Dobbiamo riconoscere con umiltà i nostri errori storici e come credenti i nostri tradimenti verso Dio e verso gli uomini. Un vero “Mea culpa dei cristiani” perché il vero volto di Dio può essere nascosto proprio da noi che abbiamo il dovere di rappresentarlo. Se la conoscenza di Dio è razionale, essa è anche esperienziale. Ed è l’esperienza a dirci che senza Dio, l’uomo non è riuscito.

-MODELLO DIALETTICO:

K. Barth elabora il modello dialettico, ci troviamo nel contesto pessimistico della seconda guerra mondiale. Fra Dio e il Mondo c’è assoluta alterità. D. Bonhoeffer esprime l’aspetto positivo dell’ateismo che libera lo sguardo dell’uomo, e gli permette incredibilmente di giungere al Dio biblico, quando le sovrastrutture religiose e sacrali ve lo hanno addirittura allontanato. Si apre una nuova concezione positiva dell’ateismo chiamato Ateismo Cristiano o Teologia della morte di Dio. Dobbiamo vivere come se Dio non ci fosse, per poter giungere a Lui come una scoperta personale. Dio ha voluto l’uomo capace di una risposta libera, e dunque la responsorialità nella fede presuppone anche una responsorialità nella storia. L’essere è comunque il presupposto di possibilità della rivelazione. Dio si conosce solo nella fede, ma dentro l’essere.

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Lorenzo Scarola approfitta della presente per salutare TUTTI simpaticamente: "Pace e Gioia!"!
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Lorenzo Scarola ordina con effetto immediato, nel nome e per il sangue di Gesù Cristo, tutto il bene e tutto il male, secondo quello che ognuno avrà meritato:
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Lorenzo Scarola rappresentante di JHWH è disponibile per costruire il terzo Tempio Ebraico sul Monte degli Ulivi come è già stato annunciato dai profeti.
Questo Tempio aprirà il più bel periodo di pace, prosperità e "risveglio" che il genere umano abbia mai conosciuto, insomma si tratta dell'ultima fase del genere umano dedicata allo Spirito Santo.

Lorenzo Scarola dedica questo lavoro al suo Dio Spirito Santo.

  • 1- saluto Nicolò Bellia e all'antropocrazia.

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il vero volto dell'istituzione

Il signoraggio bancario è il nostro

più alto simbolo istituzionale OCCULTATO disonestamente e criminosamente al popolo, questo è il VERO motivo di tutti i MALI che affliggono la nostra falsa democrazia venduta dai massoni ai banchieri ebrei dal suo sorgere.

Pertanto, tutto il Pianeta è fondato sull'immoralità ideologica quanto economica.

Questo è il più grave Delitto di LESA Maestà e violazione criminale dei principi Costituzionali di base.

Per questo, adesso si cerca di manipolare anche la Costituzione unico nostro baluardo al diritto già criminalizzato.






Nota: REVISIONISMO STORICO

Il problema dei nostri giorni non è quello della complessità e che bisogna studiare molto e moltissimo per poter capire qualcosa.
Ma che bisogna saper cercare nella contro-informazione quelle fonti "genuine" che non ci facciano cadere nella "fosso" del depistaggio.
Una schiera sterminata di "mangia pagnotte S.p.A.", ovvero di: funzionari, massoni, politici e di docenti universitari collaborazionisti del signoraggio bancario, ora hanno reso davvero difficile, non solo la comprensione reale della storia nei suoi avvenimenti, ma anche e soprattutto, rendono incomprensibile la stessa realtà che ci circonda.


Allora, veniamo al dunque:
"sei disposto a dare la vita come me, oppure preferisce dare un contributo?"
Ti dico questo perché:
"Questo sistema criminale e parassitario del fondo monetario internazionale di Ali Baba e dei 40 ladroni di Banchieri Ebrei S.p.A., non solo non vi concederà alcuna speranza, e vi porterà al disastro totale NUCLEARE!"

IBAN : IT33E0358901600010570347584,(non detraibili e non deducibili)